martedì 22 novembre 2011

“Cittadinanza ai ragazzi nati o cresciuti in Italia”, una opportunità per il paese!

Di qualche giorno fa orami  l'incontro di Napolitano con una rappresentanza di giovani nati o cresciuti in Italia, con genitori di origine straniera. Non era la prima volta se non sbaglio, ma ha avuto un diverso impatto sull'opinione pubblica, o comunque se ne è parlato di più. Credo che la novità sia stata che nell' incontro il Presidente Napolitano abbia messo l'accento con forza su come essi siano portatori di una ricchezza  più profonda di quanto numeri o statistiche possano rilevare. Credo poi che la maggiore attenzione discenda anche dalla tempistica scelta. Non credo sia un caso aver voluto incontrare queste ragazze e ragazzi  in una fase tanto delicata nella vita politica ed economica del Paese.  La scelta del momento e il taglio innovativo dato nell’approcciare la questione le ha assegnato una forte centralità nell’agenda politica .

Sicuramente è da apprezzare il taglio che ha evitato una lettura solamente quantitativa del fenomeno migratorio,  preferendo invece parlare di come questi giovani “contribuiscano all’energia vitale” che rende più forte il nostro Paese. Considerandoli   in primis un arricchimento sotto il profilo culturale e sociale. Non solo una risorsa ma una opportunità da coltivare. Importanti  per dinamizzare la nostra società e renderla più coesa . Positivo anche che si sia evitato l’equivoco di parlare solo di immigrazione a ragazzi che si sentono italiani . Saggiamente il Presidente ha invece  affrontato la grande questione della nuova società italiana che essi rappresentano e di come da essi si debba ripartire per dare prospettiva e serenità all’Italia. Una grande nazione come la nostra deve tornare a considerare i propri giovani  cittadini  la priorità. Una risorsa indispensabile su cui investire per valorizzarne le potenzialità e i talenti , troppo spesso mortificati dalle condizioni famigliari o da situazioni che nulla hanno a che fare con le loro capacità e meriti.

Forte e chiara è stata l’esortazione alla politica affinché si faccia carico di rimuovere questi ostacoli affinché anche il figlio di una donna delle pulizie possa aspirare a diventare Presidente dell’organismo di controllo della Borsa, come fu per Guido Rossi. Il merito come strumento di affermazione  anche per i tanti giovani artisti, scrittori, ricercatori di origine straniera che quotidianamente rendono più ricca la cultura italiana, innovandola e  aprendola a nuove influenze. In questa ottica va colta la citazione fatta dal Presidente nell’accenno a un brano della scrittrice italo somala  Igiaba Scego,  recentemente premiata con il prestigioso premio Mondello per la letteratura italiana. Essa rappresenta una sintesi  naturale di questo mix di culture e identità ed è al momento stesso esempio di una trasformazione nella società italiana già in corso da anni ma che stenta a essere narrata nella sua normalità. A volte nel tentativo di raccontare questa trasformazione si scelgono “scorciatoie”. Si  prendono  a simbolo alcuni famosi sportivi, in altri casi invece si utilizza un approccio riduttivo e avvilente, che pur con intenti condivisibili, presenta i migranti e i loro figli soprattutto per la loro indiscutibile utilità  al sistema economico, quasi fossero “un male necessario”. Non basta ! Non è cosi che si può pensare di costruire  il senso di appartenenza a una comunità. Dovremo invece riprendere  a raccontare di queste persone anche a partire dal contributo che quotidianamente danno nelle scuole, nella musica, nel cinema , in letteratura o nelle professioni.  Dire come siano ormai parte fondamentale di quella “energia vitale” che ha reso l’Italia un paese amato e apprezzato in tutto il mondo per il suo patrimonio artistico e culturale. Patrimonio che ieri come oggi   si arricchisce dall’incontro di popoli e culture.

Questa implicita esortazione fatta dalla più alta carica dello Stato alla politica, non è più eludibile. Questo ci dice il grande applauso con cui  piazza San Giovanni ha accolto il passaggio di Bersani sulla necessità di riconoscere la cittadinanza a quei ragazzi nati o cresciuti in Italia ci dice questo. Averlo poi  ribadito anche in occasione della dichiarazione di voto per la fiducia a Monti è un segnale importante di attenzione e comprensione di quella esortazione.

I tempi sono quindi   maturi per riconoscere a questi “nuovi italiani” la cittadinanza e la possibilità di votare alle elezioni amministrative come già accade diffusamente in Europa, con l’obiettivo di costruire una convivenza civile basata su una effettiva reciprocità di diritti e doveri. Idee che nella campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO hanno trovato forma e concretezza nelle due proposte di Legge di iniziativa popolare a sostegno delle quali  il Forum immigrazione del PD ha raccolto migliaia in tutta Italia. Una mobilitazione che è una opportunità da cogliere per incontrare centinaia di migliaia di nostri concittadini a cui raccontare una Italia nuova che già esiste ma che spesso è ignorata.

Di Marco Pacciotti

lunedì 14 novembre 2011

Tutti gli uomini di Goldman Sachs: I «padroni dell’universo»

I «padroni dell'universo». Un soprannome modesto per gli uomini di punta di Goldman Sachs (GS). Una banca d'affari con 142 anni di vita, più volte sull'orlo del baratro, da sempre creatrice di conflitti di interesse terrificanti, da far impallidire – per dimensione e pervasività – quelli berlusconiani.

Famosa per «prestare» i propri uomini alle istituzioni, quasi dei civil servants con il pessimo difetto di passare spesso dalla banca privata ai posti di governo. Come peraltro i membri della Trilaterale o del Bilderberg Group. Mario Monti è uomo accorto: è presente in tutti e tre. Per GS ha fatto finora l'international advisor, come anche Gianni Letta, dal 2007, nonostante il ruolo di governo. Cos'è un advisor? Beh, è un consigliere; una persona in grado di indicare a una banca internazionale i migliori affari in circolazione. Specie quando uno Stato deve privatizzate le società pubbliche. Sta nella buca del suggeritore, ma può diventare premier…

E G&S ha comunicato ai mercati in tal caso lo spread per i Btp italiani calerebbe a 350 punti in un lampo.

È la banca che ha inventato (subito copiata dalle altre) i prodotti derivati, quei 600mila miliardi di dollari virtuali che stanno strangolando il mondo. Che ha aiutato i conservatori greci a nascondere lo stato reale dei conti pubblici davanti alla Ue. Che ha mandato l'amministratore delegato Henry Paulson, nel 2006, a fare il ministro del tesoro di Bush figlio. Dopo il crack di Lehmann Brothers inventò il piano Tarp: 700 miliardi di dollari statali per salvare le banche private anche a costo di far esplodere il debito pubblico Usa.

G&S riuscì in quel caso a intascare buona parte dei 180 miliardi destinati al salvataggio di Aig, gruppo assicurativo. Prima di lui era stato su quella poltrona Robert Rubin, con Clinton presidente; c'era poi tornato molto vicino, con Obama, ma dovette lasciare quasi subito il team economico: troppo evidente il suo doppio ruolo. Robert Zoellick è invece partito da G&S per coprire decine di ruoli per conto dei repubblicani, fino a diventare 11° presidente della Banca Mondiale.

Ma anche gli italiani si difendono bene. Romano Prodi era stato lui advisor, prima di tornare all'Iri per privatizzarla e spiccare quindi il volo verso la presidenza del consiglio, per ben due volte. Al suo fianco, negli anni, Massimo Tononi, ex funzionario della sede di Londra e quindi sottosegretario all'economia tra il 2006 e il 2008.

Ma il più noto è certamente Mario Draghi. Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs; in pratica il responsabile per l'Europa. Ha lasciato l'incarico per diventare governatore della Banca d'Italia e prendere la presidenza del Financial Stability Forum (ora rinominato Board), incaricato di trovare e mettere a punto nuove regole per il sistema finanziario globale. Compito improbo, che ha partorito molte raccomandazioni ma nessun risultato operativo di rilievo (le regole di Basilea 3 sono tutto sommato a tutela della solidità delle banche, non certo limitative di certe «audacie» speculative).

Dall'inizio di questo mese siede alla presidenza della Banca Centrale Europea, ma prima ancora di entrarci aveva scritto e poi fatto co-firmare a Trichet – la lettera segreta con cui il governo veniva messo alle strette: o le «riforme consigliate» in tempi stretti o niente acquisti di Btp. Forse rimpiange di ver lasciato il Financial Stability Board. Ma non deve preoccuparsi: al suo posto Mark Carney, governatore della Banca centrale canadese. Anche lui, per 13 lunghi anni, al fianco dei «padroni dell'universo» targati Goldman Sachs.

IlManifesto.it | - Francesco Piccioni -

martedì 8 novembre 2011

Silvio Berlusconi 8/Nov: il biglietto che annuncia l’addio?

CON UN BIGLIETTO BERLUSCONI ANNUNCIA L'ADIO

“308. Meno 8. Traditori. Prendo atto. Ribaltone. Trovare soluzione. Dimissioni. Pres. Repubblica”.

Un bigliettino autografo, un altro. Questo viene immortalato dai fotoreporter in Aula alla Camera subito dopo il voto sul Rendiconto generale dello Stato: Silvio Berlusconi definisce ‘traditori’ gli esponenti della maggioranza che non hanno votato il provvedimento. E su quel pezzo di carta spunta anche la parola ‘dimissioni’. Berlusconi prende appunti allora e scrive testualmente: ’308 (meno 8 traditori). E poi: ‘Prendo atto’. Un appunto successivo recita: ‘Presidente della Repubblica’. E infine: ‘dimissioni’.

(Ndr: la foto di questa pagina non è quella che cita l’Italpress)

martedì 25 ottobre 2011

Psicologia del Sesso: Fedeltà, orgasmo, partner i luoghi comuni sfatati dalla scienza

Una ricerca americana mette in fila tutti i risultati degli studi sulle presunte differenze tra uomini e donne sulla sessualità. Ne esce un ritratto assai diverso dalle convinzioni popolari di SARA FICOCELLI
fedelta delle coppie, alle ragazze piace il sesso
Sorpresa: Scoperta l’acqua calda 
Il sesso piace anche alle donne
IL CANTAUTORE Cesare Cremonini non è più l'unico a credere che gli uomini e le donne siano uguali: a fargli eco sono anche gli scienziati. Negli ultimi 20 anni, molti studi hanno dimostrato che, quando si tratta di sesso, maschi e femmine pensano e agiscono in modo simile.

I 'miti' del diverso approccio dei generi (lui più interessato al sesso, lei all'amore e così via) sono dunque destinato ad essere soppiantati dalla schiettezza della ricerca che, una volta tanto, vede i dati provenienti da più laboratori andar tutti nella stessa direzione.

Ad aver tirato le file di queste ricerche è l'Università del Michigan di Ann Arbor (Stati Uniti), con uno studio condotto dal dottor Terry Conley e pubblicato su Current Directions in Psychological Science, la rivista dell'Associazione per le scienze psicologiche.

L'analisi di Conley ha preso come primo punto di riferimento lo stereotipo che gli uomini pensano al sesso di più delle le donne, cercando riscontro della teoria in due decenni di ricerche sul comportamento degli esseri umani. Dopo aver notato che non esiste, a livello scientifico, nessuna conferma di questo mito popolare, Conley ha concluso che "le differenze di genere non devono esser prese alla lettera per quanto riguarda la sessualità", e ha poi demolito uno per uno sei luoghi comuni sul rapporto di uomini e donne con amore e sesso.

Il più diffuso è quello secondo cui gli uomini vogliono una compagna sexy e le donne un partner benestante. Che così non è, spiega Conley, lo ha dimostrato, nel 2008, uno studio della Northwestern University pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, che ha usato la formula dello 'speed dating', ossia degli 'incontri lampo programmati', per scoprire che, al momento di scegliersi, uomini e donne sono imprevedibili allo stesso modo, non seguono regole e spesso si sentono attratti da un partner che sulla carta non rispecchia nessuna delle proprie aspettative. 

"Oggi le donne - spiega la psicologa sessuologa Francesca Romana Tiberi, presidente dell'Associazione iItaliana sessuologia e psicologia relazionale - tendono a costruirsi la propria identità puntando solo sulle proprie capacità e quindi non ricercano più un partner 'comodo' sul piano economico. Anche gli uomini dal canto loro stanno modificando questa tendenza alla ricerca della partner sexy: la donna avvenente non è più sufficiente, cercano una compagna in grado di offrire un reale supporto".

Altro luogo comune sfatato è che i maschi siano promiscui e le donne monogame. In effetti i primi, se interrogati sull'argomento, affermano di praticare il sesso più spesso e con più partner rispetto alle seconde. Tuttavia, uno studio condotto nel 2003 dagli psicologi Terri Fisher dell'Ohio State University e Michele Alexander dell'università del Maine ha rivelato che queste differenze sono dovute al fatto che le donne non sempre rispondono onestamente alle domande sul sesso.

"Sono sensibili alle aspettative sociali riguardo al loro comportamento - spiega Fisher - e potrebbero non essere del tutto oneste se interrogate sulle proprie abitudini sessuali". Il presidente dell'Istituto italiano di sessuologia scientifica Fabrizio Quattrini spiega: "Oggi uomini e donne hanno uguali desideri ma i primi continuano a pavoneggiarsi delle possibili conquiste, mentre le seconde furbamente collezionano esperienze tenendole tutte per sé. Gli uomini stereotipicamente restano agganciati al desiderare più donne (solo nel pensiero) ma poi difficilmente si vedono all'interno di un tradimento, mentre le donne, pur non promuovendo una campagna a favore delle conquiste, sono le prime a confessare eventuali tradimenti".

Secondo uno studio della Ohio State University di Mansfield, anche quella che gli uomini pensano al sesso ogni sette secondi sarebbe una leggenda metropolitana. Gli studenti universitari, scrivono gli scienziati, fantasticherebbero sul coito appena 18 volte al giorno (contro le 10 delle donne) e ci penserebbero con la stessa frequenza con cui rimuginano su cibo e sonno. Dunque sarebbero, a detta degli studiosi, più salutisti che sessuomani. "In effetti però - precisa la Tiberi - gli uomini sono più portati a pensare al sesso, perché nel sesso maschile ciò non è collegabile ad alcun moralismo. Per gli uomini è possibile avere pensieri sessuali senza vivere sensi di colpa. Nelle donne questa libertà ancora non esiste".

L'analisi di Conley e colleghi ha anche sfatato il mito della problematicità dell'orgasmo femminile, ricordando uno studio pubblicato nel libro "Families as They Really Are" (W.W. Norton and Co., 2009) e condotto chiedendo a 12.925 persone di parlare della propria vita sotto le lenzuola: dalle risposte è emerso che nelle relazioni stabili le donne nel 79% dei casi raggiungono il piacere tanto quanto l'uomo. Tuttavia, sottolinea la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, presidente della Sipsies, Società internazionale di psichiatria integrativa e salutogenesi di Roma, è pur vero che "le donne hanno fisiologicamente meno orgasmi degli uomini, in parte per una questione anatomica ed in parte per una questione psicologica". 

Penultimo mito da sfatare: secondo la tradizione, il sesso occasionale piacerebbe più ai maschi che al gentil sesso. Falso anche questo. In un esperimento condotto nel 1989 dai ricercatori Rusell Clarck ed Helaine Hatfield era stata provata l'esistenza di una differenza di genere nella risposta agli approcci casuali (il 75% degli uomini avvicinati da una sconosciuta avevano acconsentito alla possibilità di farci sesso, mentre la percentuale di donne "disponibili" all'avventura di una notte con uno sconosciuto era dello 0%), e questa differenza poteva essere spiegata, secondo i ricercatori, col fatto che donne e uomini attribuissero, per motivi psico-biologici, un significato diverso alla cosa.

Secondo Conley invece le donne dicono di no solo perché sono più selettive: saprebbero insomma riconoscere a vista d’occhio un partner sessualmente poco soddisfacente. Questo comportamento, spiega lo studioso, ha origine nella loro minore capacità di raggiungere un orgasmo, il quale dipende in gran parte dalle doti amatorie dell'uomo. La 'Pleasure Theory', dunque, dice che uomini e donne agiscono entrambi in base alla ricerca dell'occasione in cui provare il massimo piacere. "E' sempre un gioco delle parti", precisa la Lucattini. "Le donne sono spesso molto attive nell'essere 'cacciate' e far sentire l'uomo 'predatore'. Vi è in loro un grande piacere nel gestire e organizzare dietro le quinte l'occasionalità delle relazioni maschili, facendo apparire le proprie molto più stabili di quello che non siano in realtà".

Infine, la capacità di scegliere accuratamente il partner e conquistarlo, fin qui riconosciuta più alle femmine che ai maschi. Nel 2009 Eli Finkel, ricercatore della Northwestern University, ha invece dimostrato su Current Directions in Psychological Science che entrambi i sessi sono abili a costruire il rapporto con la persona desiderata, autoimponendosi piccoli sacrifici e attuando il cosiddetto 'effetto Michelangelo', ovvero il raggiungimento dell'intesa a colpi di scalpello, come si fa con una scultura.

Secondo la ricerca, uomini e donne sarebbero dunque entrambi esigenti, perseveranti e pignoli quando si tratta di scegliere il partner, e lo scettro di 'cacciatrici perfette' non spetterebbe alle rappresentanti del sesso femminile.

"Fin dall'adolescenza però - conclude la Lucattini - le donne si addestrano nella ricerca del compagno migliore, sia sessuale che sentimentale, e sono estremamente attive nella caccia dell'uomo giusto. Una volta scelto, sono bravissime a suscitare il suo interesse e a condurlo a sé, attraverso una seduzione spesso non vistosa ma per questo non meno efficace".  Qualcosa di attendibile nei luoghi comuni, dunque, c'è. Come diceva Voltaire, "Se abbiamo bisogno di leggende, che queste abbiano almeno l'emblema della verità".

domenica 23 ottobre 2011

Venerdì 28 OTTOBRE | BEFORE HALLOWEEN - KIZOMBA ROMANA |al Cafè Cretcheu |

CI VEDIAMO QUESTO Venerdì 28/10/11 ✮| BEFORE HALLOWEEN - KIZOMBA ROMANA |✮ al Cafè Cretcheu |

Big flyer -  28 Ott 2011Perché noi siamo i SOLITI, quelli del divertimento, gli amici della prima e dell'ultima ora. Questa è la nostra strada, la strada dell'amicizia, delle grandi relazioni, della celebrazione di ogni momento come grande occasione per rivedersi, per palare, per stare assieme.

Non aspettare che ti raccontino, viene a vivere da protagonista!

Non aspettare che ti raccontino, viene a ballare: la Kizomba, il Kuduro, la Salsa & Raggaeton, l’Afro House & Soukuss/Ndombolo.



Per tutto il resto c'è Kizomba Romana - Dolci Emozioni!

giovedì 20 ottobre 2011

Libia/War4Oil: Perché non credere alla morte di Muammar Gheddafi

FILE GADDAFI FEATURE PACKAGESe la propaganda controlla l'informazione tutto è possibile. La notizia sulla morte di Gheddafi è l'ennesima baggianata che la Nato e ribelli Cnt danno ai porci della comunicazione. Premesso che non crediamo alle ragioni di questa guerra, premesso che i responsabili di una guerra civile diventata genocidio - Nicolas Sarkozy, Barack Obama e David Cameron, prima o poi dovranno rispondere in sede di giustizia internazionale -, crediamo comunque che la presunta morte di Muammar Gheddafi sia l’ennesima presa in giro dell’opinione pubblica internazionale.

Ogni giorno la Nato e i ribelli bombardano città abitate da centinaia di migliaia di persone fedeli a Gheddafi ma questi fatti, questi crimini non fanno notizie. Viviamo nel mondo del Grande Fratello, dove “la verità è bugia”, e persino la matematica è questione di opinione.

Né Sirte, né Bani Walide sono nelle mani dei ribelli. Cos’altro?

mercoledì 19 ottobre 2011

In risposta a “Come il mondo ha armato le dittature arabe” (lepersoneeladignita.corriere.it)

Carissima redazione del Blog http://lepersoneeladignita.corriere.it, leggo spesso i vostri articoli e molte volte mi sono persino commosso. Siete bravi in molte questioni, ma per cert’altre fatte parte di coloro che fanno finta di non vedere, non ascoltare e costretti a dire niente. Detto questo, passo alla questione che mi ha portato sul vostro blog: parlare del passato della Libia, piuttosto che del genocidio che sta avvenendo in questo momento.

Ognuno scrive quello che vuole, ma in certi momenti le circostanze storiche ci impongono il “cosa scrivere”. Parlando della vendita di armi a vari Governi africani e non solo, l’illustre Riccardo Noury, ha richiamato la questione libica, condannando ovviamente la vendita di armi alla Repubblica della Libia di Muammar Gheddafi, pur essendo uno Stato sovrano, e mi aspettavo continuassi a parlare anche della vendita di armi ai ribelli/Cnt, una pura violazione delle risoluzioni Onu e del diritto internazionale.

Illustre Ricardo, e carissima redazione, chiunque conosce le questioni africane si arrabbia mentre legge un articolo che dovrebbe fare luce a questioni serie ma si cimenta nella facile propaganda e distrazione di massa. Come potete capire, la guerra che Obama, Sarkozy e Cameron hanno voluto in Libia ha ucciso in sei mesi circa 50.000 persone, un numero altissimo per la proporzione della popolazione libica, circa11mln. Dinanzi a questo aberrante scenario, molti giornalisti, molti blogger, molti giornali come il Corriere hanno taciuto, hanno chiuso le proprie menti e preferito continuare a parlare di tutt’altro piuttosto che della guerra voluta da molti italiani pur di far fuori Gheddafi. Vi ricordo, “quando due elefanti lottano, chi soffre è l’erba”. In questo momento il popolo libico soffre come non mai.

Parlando della Libia, per il vostro prossimo post/articolo, chiunque lettore che vi segue e crede veramente nella difesa dei diritti inalienabili di tutto gli esseri umani, aspettiamo che parlate di:

1) La sistematica violazione della risoluzione 1973 dell’Onu, per parte della Nato, che in Italia non ha prodotto un solo dibattito, persino su questione giornale (Il Corriere della Sera, che si presuppone sia liberale). Parlatene, usate il vostro buon senso per argomentare questioni serie, reali invece di continuare a propagandare in favore di un guerra che ha ferito profondamente un popolo ed un continente. Avete fatto così, mentre la gente moriva, mentre la gente muore, mentre si cacciano “i neri” come bestie in ogni parti si trovano.

2) I bombardamenti indiscriminati della Nato: scuole, acquedotti, campagne agricole, strade, ponti, università, condomini, moschee, etc. Parlatene. Ma davvero chi ha la forza può fare qualunque cosa vuole? Torniamo all’epoca pietra, alle leggi della giungla e sarà la fine. Davvero il mondo si riduce alla guerra per le materie prime e l’occupazione delle terre dei popoli più deboli? Davvero i diritti umani non passano di una ideologia occidentale e che vengono dimenticati nei momenti di colonizzazione?

3) L’assedio e distruzione della città di Sirte nel silenzio eloquente di tutte le organizzazioni dei diritti umani. Se vi ricordate, la risoluzione Onu è stata approvata in tempo record per bloccare la presunta intenzione di Gheddafi di attaccare Benghazi. Orbene, come mai “abbiamo” lasciato che i ribelli facessero lo stesso alla città di Sirte? Anzi, Gheddafi non l’ha fatto, i ribelli invece hanno distrutto un’intera città: cercate su google/immagini… per gentilezza, informate la gente e non contribuite alla distruzione di quel poco di morale ed etica presente ancora nella società asfissiata dal consumismo malato.

4) I lager creati per neri, siano libici, siano lavoratori. Ho letto sul corriere un triste reportage della sparizione della città di Tawargha, una città abbittata prevalentemente dai neri libici. Sono stati ammazzati, bruciati, fatti sparire nel silenzio di tutti. Questa è la democrazia che l’Occidente ha voluto in Libia? Questa è la protezione dei civili? Chi risponderà per la morte di quella gente? Finora non si può avvicinare in quel posto per la puzza dei cadaveri. Ma come siamo arrivati a questo così basso livello di umanità?

5) La Nato ha fatto tutto senza coinvolgere nessun’altra organizzazione internazionale. Persino l’Unione africana è stata svergognata, fatta tacere, esclusa da ogni possibilità di intervento. Questo è il modo collegiale di risolvere i problemi del mondo? I problemi africani senza gli africani?

Così si crea l’odio tra i popoli. Si creano i falsi miti dei paesi bravi a quelli cattivi, si crea il “terrore”. Cosa sarà della Libia adesso? Chi deve rispondere per la morte di così tante persone innocenti? Se questo è il “R2P” della Nato, cosa sarà della Siria? E dell’Iran?

A voi chiedo: iniziate a credere VERAMENTE in quello che fatte. LAVORATE PER LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI, lasciate la politica ai politicanti che ora governano il mondo. Anche loro passeranno, ma il vostro legato, se buono, resterà.

Gli uomini sono uguali, ogni vita persa in Libia prima o poi dovrà essere giustificata dinanzi a un tribunale.

Kingamba Mwenho