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venerdì 6 luglio 2012

7 Ways to Nurture Your Relationship –The secret of love 4ever

love-inspirational-daily[1]

Once you’ve found “the one”, a lifetime of love hardly seems like long enough. And since dating royally blows, you’ll want to make your relationship last. But how? Is there a magic formula? In short, the answer is no, but psychology has some ideas.

According to Psychology Today, love is one of the most widely studied and least understood areas of psychology. While science has yet to come up with all the answers, psychology has proven time and time again that lasting love requires nurturing.

Check out these 7 methods for nurturing your relationship:

1. Have sex
Nothing like cutting to the chase, huh? I know, you’re completely spent by the end of the day. Twenty seconds lying in the horizontal position and you’re already sawing logs. I get it, but consider this; sexual intercourse helps maintain feelings of intimacy and happiness that stand the test of time.

2. Spend time together
Remember early on when you were both dying to spend every waking moment together? Now you’re lucky if you can squeeze in a meal together. While no one is asking you to ditch the kids and work in favor of each other, make togetherness a priority. It doesn’t even matter how you spend your time, just so long as you’re together.

3. Think happy thoughts about your partner
According to Psychology Today, folks in lasting relationships engage in “sentiment override”, meaning they remember more positive than negative experiences about their partner. Choosing to focus on your partner’s annoyances hinder feelings of gratitude and positivity toward your partner.

4. Show some love
Never underestimate the power of affection in your relationship. Comforting hugs, tender kisses, and even listening touches speak volumes to your partner without saying a word.

5. Be happy
People who have positive feelings toward life actually have stronger feelings of love toward their partner! Just as negative feelings about life can affect your relationship negatively, positive feelings can affect your relationship positively. Engage in activities that bring you personal joy, and reap the benefit of personal passion with your partner.

6. Get flirty
Show your partner they’ve still got it with a little innocent flirting. A naughty squeeze, playful text, or extra long kiss is just what every relationship needs to keep those embers burning.

7. Miss your partner
Sure, he’s only at work, but that doesn’t mean he’s far from your thoughts. Up the aww factor and let him know he was missed.
What are your tips for making love last?

Source:Lori Garcia, Yahoo

giovedì 10 maggio 2012

martedì 3 aprile 2012

Africa 2012: Al via l'area protetta più grande del mondo

La Kavango Zambezi Transfrontier Conservation Area, o KAZA, di cui è stata ufficialmente annunciata la creazione, diventerà il più grande Parco Naturale al mondo abbracciando un'area del continente africano, ben 287 mila km quadrati, (contro i quasi 301 mila della penisola italiana): l'area comprenderà 36 tra parchi nazionali, riserve faunistiche e zone turistiche. L'annuncio è stato dato dal WWF, che sta fornendo sostegno tecnico e finanziario all'iniziativa.

11400-le-cascate-victoria-una-delle-sette-meraviglie-del-mondo[1]

L'annuncio del WWF: l'area protetta più grande del mondo comprenderà 36 parchi nazionali, la più grande popolazione di elefanti dell' intero continente, 3 mila specie di piante e 600 specie di uccelli

Quest'area è una delle iniziative più ambiziose di creazione di aree naturalistiche ed è derivata dalla proposta di stabilire un santuario naturalistico transfrontaliero tra Angola, Botswana, Namibia, Zambia e Zimbabwe. "È un fatto straordinario che cinque paesi si uniscano per un obiettivo comune, e che questo obiettivo sia la conservazione della natura", sostiene Lisa Steel, che guida i progetti in Namibia del WWF. "Lo scopo è creare un'area protetta che sia anche una destinazione turistica, e di cui i principali beneficiari siano le popolazioni locali".

Il KAZA TFCA, non sarà solo l'area protetta più estesa al mondo, ma sarà soprattutto il luogo dove i grandi animali della foresta e della savana potranno muoversi liberamente e migrare senza sentirsi costretti dai limiti delle precedenti riserve e parchi. Il parco ospiterà, tra gli altri, la più grande popolazione di elefanti dell'intero continente, 3 mila specie di piante, 100 delle quali sono endemiche della regione, così come 600 specie di uccelli (tra savane, foreste e aree umide). Esso includerà alcune delle aree naturalistiche del mondo come il delta dell' Okavango, l'alto Zambesi e una delle 7 meraviglie naturali del mondo, le cascate Victoria. Progetti analoghi sono già falliti in passato e non mancano le voci critiche come quella di Brian John Huntley, un ecologo della University of Cape Town che lavora da trent'anni in Angola: “Come tanti altri progetti grandiosi che riguardano l'Africa, il KAZA è un'idea di pochi ecologisti convinti che 'grande è bello', con poca esperienza della realtà sul campo. Già in passato queste aree transfrontaliere sono state annunciate con grande sfarzo e sfilate di presidenti e primi ministri, hanno attirato molte donazioni ma solo di rado hanno raggiunto i loro obiettivi, semplicemente per la mancanza di competenze in vari paesi".

Cfr: More | Di Arianna Adamo |

mercoledì 19 ottobre 2011

In risposta a “Come il mondo ha armato le dittature arabe” (lepersoneeladignita.corriere.it)

Carissima redazione del Blog http://lepersoneeladignita.corriere.it, leggo spesso i vostri articoli e molte volte mi sono persino commosso. Siete bravi in molte questioni, ma per cert’altre fatte parte di coloro che fanno finta di non vedere, non ascoltare e costretti a dire niente. Detto questo, passo alla questione che mi ha portato sul vostro blog: parlare del passato della Libia, piuttosto che del genocidio che sta avvenendo in questo momento.

Ognuno scrive quello che vuole, ma in certi momenti le circostanze storiche ci impongono il “cosa scrivere”. Parlando della vendita di armi a vari Governi africani e non solo, l’illustre Riccardo Noury, ha richiamato la questione libica, condannando ovviamente la vendita di armi alla Repubblica della Libia di Muammar Gheddafi, pur essendo uno Stato sovrano, e mi aspettavo continuassi a parlare anche della vendita di armi ai ribelli/Cnt, una pura violazione delle risoluzioni Onu e del diritto internazionale.

Illustre Ricardo, e carissima redazione, chiunque conosce le questioni africane si arrabbia mentre legge un articolo che dovrebbe fare luce a questioni serie ma si cimenta nella facile propaganda e distrazione di massa. Come potete capire, la guerra che Obama, Sarkozy e Cameron hanno voluto in Libia ha ucciso in sei mesi circa 50.000 persone, un numero altissimo per la proporzione della popolazione libica, circa11mln. Dinanzi a questo aberrante scenario, molti giornalisti, molti blogger, molti giornali come il Corriere hanno taciuto, hanno chiuso le proprie menti e preferito continuare a parlare di tutt’altro piuttosto che della guerra voluta da molti italiani pur di far fuori Gheddafi. Vi ricordo, “quando due elefanti lottano, chi soffre è l’erba”. In questo momento il popolo libico soffre come non mai.

Parlando della Libia, per il vostro prossimo post/articolo, chiunque lettore che vi segue e crede veramente nella difesa dei diritti inalienabili di tutto gli esseri umani, aspettiamo che parlate di:

1) La sistematica violazione della risoluzione 1973 dell’Onu, per parte della Nato, che in Italia non ha prodotto un solo dibattito, persino su questione giornale (Il Corriere della Sera, che si presuppone sia liberale). Parlatene, usate il vostro buon senso per argomentare questioni serie, reali invece di continuare a propagandare in favore di un guerra che ha ferito profondamente un popolo ed un continente. Avete fatto così, mentre la gente moriva, mentre la gente muore, mentre si cacciano “i neri” come bestie in ogni parti si trovano.

2) I bombardamenti indiscriminati della Nato: scuole, acquedotti, campagne agricole, strade, ponti, università, condomini, moschee, etc. Parlatene. Ma davvero chi ha la forza può fare qualunque cosa vuole? Torniamo all’epoca pietra, alle leggi della giungla e sarà la fine. Davvero il mondo si riduce alla guerra per le materie prime e l’occupazione delle terre dei popoli più deboli? Davvero i diritti umani non passano di una ideologia occidentale e che vengono dimenticati nei momenti di colonizzazione?

3) L’assedio e distruzione della città di Sirte nel silenzio eloquente di tutte le organizzazioni dei diritti umani. Se vi ricordate, la risoluzione Onu è stata approvata in tempo record per bloccare la presunta intenzione di Gheddafi di attaccare Benghazi. Orbene, come mai “abbiamo” lasciato che i ribelli facessero lo stesso alla città di Sirte? Anzi, Gheddafi non l’ha fatto, i ribelli invece hanno distrutto un’intera città: cercate su google/immagini… per gentilezza, informate la gente e non contribuite alla distruzione di quel poco di morale ed etica presente ancora nella società asfissiata dal consumismo malato.

4) I lager creati per neri, siano libici, siano lavoratori. Ho letto sul corriere un triste reportage della sparizione della città di Tawargha, una città abbittata prevalentemente dai neri libici. Sono stati ammazzati, bruciati, fatti sparire nel silenzio di tutti. Questa è la democrazia che l’Occidente ha voluto in Libia? Questa è la protezione dei civili? Chi risponderà per la morte di quella gente? Finora non si può avvicinare in quel posto per la puzza dei cadaveri. Ma come siamo arrivati a questo così basso livello di umanità?

5) La Nato ha fatto tutto senza coinvolgere nessun’altra organizzazione internazionale. Persino l’Unione africana è stata svergognata, fatta tacere, esclusa da ogni possibilità di intervento. Questo è il modo collegiale di risolvere i problemi del mondo? I problemi africani senza gli africani?

Così si crea l’odio tra i popoli. Si creano i falsi miti dei paesi bravi a quelli cattivi, si crea il “terrore”. Cosa sarà della Libia adesso? Chi deve rispondere per la morte di così tante persone innocenti? Se questo è il “R2P” della Nato, cosa sarà della Siria? E dell’Iran?

A voi chiedo: iniziate a credere VERAMENTE in quello che fatte. LAVORATE PER LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI, lasciate la politica ai politicanti che ora governano il mondo. Anche loro passeranno, ma il vostro legato, se buono, resterà.

Gli uomini sono uguali, ogni vita persa in Libia prima o poi dovrà essere giustificata dinanzi a un tribunale.

Kingamba Mwenho

lunedì 17 ottobre 2011

Libia/Tawargha: Incendi, terrore, caccia all'uomo - La città dei neri non esiste più

A Tawargha, in Libia, teatro della vendetta dei ribelli sui «mercenari»

TAWARGHA - Le palazzine bruciano piano. Un lavoro metodico, svolto senza fretta. Quelle che non si incendiano subito restano dimenticate per qualche giorno: porte e finestre sfondate, tracce di fumo sui muri, stracci di vestiti e schegge di mobili sparsi attorno. Poi gli attivisti della rivoluzione tornano ad appiccare il fuoco aiutandosi con la benzina ed il risultato è assicurato. Nei viottoli sporchi sono abbandonati alla loro sorte cani, galline, conigli, muli, pecore, mucche. Ogni tanto giunge una vettura dalla carrozzeria dipinta con i simboli del fronte anti-Gheddafi e si porta via gli animali. Gli orti sono secchi, è dai primi di agosto che nessuno si occupa di irrigarli. A parte il crepitare sommesso degli incendi, il silenzio regna sovrano. Una calma immobile, minacciosa, inquietante, spaventosa. Un benzinaio sulla provinciale poco lontano ci ha detto che non sarebbe difficile trovare la terra smossa delle fosse comuni. Ma è pericoloso, le pattuglie della guerriglia non amano curiosi da queste parti.
Sono le immagini della pulizia etnica di Tawargha, piccola cittadina una trentina di chilometri a sud-est di Misurata. Ricordano i villaggi vuoti della ex-Jugoslavia negli anni Novanta. L'episodio che con maggior forza due giorni fa ci ha trasmesso la gravità immanente dei crimini consumati in questa zona è stato l'incontro con quattro ragazzi della «Qatiba Namr», una delle brigate di Misurata nota per le doti di coraggio e resistenza dimostrati al tempo dell'assedio delle milizie scelte di Gheddafi contro la «città martire della rivoluzione» in primavera. «Qui vivevano solo neri. Negri stranieri. Nemici dalla pelle scura che stavano con Gheddafi. Ucciderli è giusto. Se fossi in loro scapperei subito verso sud, in Africa. Qui non hanno più nulla da fare, se non morire», affermano sprezzanti. Viaggiano su di una Toyota dalla carrozzeria coperta di fango. Sono tutti armati di Kalashnikov. Portano scarpe da tennis, magliette scure e blu jeans. Dicono di avere diciannove anni, ma potrebbero essere anche più giovani. Brufoli e sguardo di sfida, con il dito sul grilletto si sentono padroni del mondo. «Siamo venuti ad assicurarci che nessun cane nero cerchi di tornare. Devono sapere che non hanno futuro in Libia», sbotta quello che sta al volante. Sostiene di chiamarsi Mustafa Akil, però non vuole essere fotografato, così neppure gli altri.

A Tawargha ci siamo arrivati quasi per caso. Tornando da Sirte verso Tripoli, giunti poco prima delle periferie orientali di Misurata, è stato impossibile non vedere le colonne di fumo degli incendi. Sono almeno una ventina. Si nota in particolare una palazzina a cinque piani divorata dalle fiamme rosse che si allungano dai balconi. Nel parcheggio sottostante sono fermi almeno cinque pick up delle forze della rivoluzione. Ci avviciniamo. Ma i miliziani ordinano di restare lontani. «C'erano circa 40.000 negri. Sono partiti tutti. Tawargha non esiste più. Ora c'è solo Misurata», si limita a ripetere uno di loro, barba fluente e occhiali neri. Sui cartelli stradali il nome della città è stato cancellato con vernice bianca, al suo posto è scritto quello di «Nuova Tommina», un villaggio delle vicinanze che era stato attaccato dai lealisti in aprile.

La storia non è nuova. Le cronache della resa delle truppe fedeli al Colonnello a Tawargha contro le colonne dei ribelli di Misurata sostenuti dai bombardamenti Nato era arrivata il 13 agosto. E quasi subito Amnesty International e altre organizzazioni per la difesa dei diritti umani avevano denunciato massacri, abusi di ogni tipo e soprattutto deportazioni di massa. Unica scusa addotta dai ribelli era stata che proprio gli abitanti di Tawargha erano stati tra i più crudeli «mercenari africani» nelle file nemiche. Ma poi le cronache della caduta di Tripoli e gli sviluppi seguenti avevano preso il sopravvento. Il 18 settembre un inviato del Wall Street Journal citava il presidente del Consiglio Nazionale Transitorio, Mustafa Abdel Jalil, che dava il suo placet alla totale distruzione della cittadina. «Il fato di Tawargha è nelle mani della gente di Misurata», sosteneva Jalil, giustificando così appieno i crimini di guerra.

La novità verificata sul campo è però che la pulizia etnica continua. Nonostante le rassicurazioni contro ogni politica razzista e in difesa delle minoranze nere in Libia fornite a più riprese alla comunità internazionale dai dirigenti della rivoluzione, a Tawargha si sta portando a termine del tutto indisturbati ciò che era iniziato ad agosto. I muri delle case devastate sono imbrattati di slogan freschi contro i «murtazaka», come qui chiamano i «mercenari» pagati dalla dittatura di Gheddafi. Sono firmati in certi casi dalle «brigate per la punizione degli schiavi neri» e trasudano il razzismo più virulento. In verità, molti degli abitanti nella regione di Tawargha sono discendenti delle vittime delle razzie a caccia di schiavi organizzate in larga scala dai mercanti arabi della costa per secoli sino alla metà dell'Ottocento nel cuore dell'Africa sub-sahariana. Libici a tutti gli effetti, figli di libici, sono ora tra le vittime più deboli del caos e delle incertezze in cui è scivolato il Paese. Nessuno conosce ancora le cifre dei loro morti e feriti. Le nuove autorità di Tripoli non rendono noti i numeri dei prigionieri.

E quando la fanno sono spesso contradditori e impossibili da verificare. Di tanto in tanto si viene a conoscenza di ex abitanti di Tawargha arrestati nei campi profughi e nei quartieri poveri attorno a Tripoli. Le voci di violenze carnali contro le donne sono ricorrenti. Molti giovani sarebbero ora tra i combattenti irriducibili negli assedi di Sirte e a Bani Walid. Altri sarebbero riusciti ad unirsi ai Tuareg nel deserto verso Sabha. Sono motivati dalla consapevolezza che la «caccia al negro» non si ferma. Due giorni fa, durante gli scontri a Tripoli tra milizie della rivoluzione e sostenitori di Gheddafi, i primi ad essere arrestati erano i passanti di pelle nera.

Lorenzo Cremonesi | Corriere della Sera

sabato 15 ottobre 2011

“INDIGNADOS”, le proteste in varie parti del mondo | Roma è blindata si aspettano 200mila persone

Una manifestazione "globale" come Globale è ormai il movimento degli "indignati", la protesta di giovani, disoccupati e precari nata lo scorso maggio in spagna sull'onda della crisi economica: nella giornata di oggi, a cinque mesi esatti dallo scoppio della protesta il 15 maggio a Mdrid, saranno quasi 1000 le concentrazioni e i cortei in tutto il mondo. Secondo gli organizzatori, 952 città in oltre 82 paesi saranno interessate dalla protesta. A Roma attese 200mila persone, blindate le zone di passaggio della manifestazione. Ad aprire i cortei mondiali, le manifestazioni a Tokyo, Taipei e Sydney.

13:59Partito il corteo 17 - “E' partito con qualche minuto d'anticipo il corteo degli indignati a Roma. La grande quantità di manifestanti ha convinto gli organizzatori a far muovere il serpentone la cui testa è già tra via Cavour, all'altezza della Basilica di Santa Maria Maggiore. Tra gli striscioni si nota uno che recita: 'No tav, no ponte'.

13:38Roma, Aurigemma: "Prevarrà buon senso"16–"È gia' notevole l'afflusso di persone e mezzi in vista del corteo che si sta per svolgere. Stiamo monitorando la situazione dalla Sala Sistema Roma: alcune stazioni della Metropolitana, come concordato con la Questura, sono chiuse ed e' scattato anche il piano per la mobilita' di superficie". È quanto dichiara l'assessore alla Mobilita' di Roma Capitale, Antonello Aurigemma. "Siamo convinti - conclude l'assessore - che il buon senso prevarra' e che il diritto a manifestare il proprio dissenso non andra' a ledere il diritto dei cittadini romani a muoversi in citta'".

13:37Roma, corteo a piazza Indipendenza15–Il corteo degli studenti de del teatro Valle sta attraversando piazza Indipendenza. I manifestanti intonano cori contro il ministro Tremonti e la polizia. Alcuni ragazzi indossano felpe nere e camminano con caschi in mano.

13:22Prefetto Roma: "Situazione sotto controllo"14–"La situazione è sotto controllo". Queste le parole del Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, che ai microfoni di Sky Tg24 ha fatto riferimento alla manifestazione degli 'Indignados' in corso oggi nella capitale. "Ci auguriamo - ha proseguito il prefetto - un dissenso democratico da parte dei manifestanti. Le forze dell'ordine sono fortemente impegnate ma non ci sono allarmi particolari".

13:02Ferrero: "Se Draghi d'accordo con indignati cambi politica"13–"Se Draghi ritiene che il movimento ha ragione cambi radicalmente politica a partire dal mettere la mordacchia al capitalismo finanziario e speculativo di cui lui è espressione piena". E' Paolo Ferrero, Prc, a commentare le parole del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, sulla protesta degli 'indignati' in Italia e non solo.

12:51Arrivati 70 pullman a Roma12–Sono 70 i pullman che sono arrivati nella Capitale, transitando per il casello di Roma Sud, per partecipare alla manifestazione degli indignati che partirà alle 14 da piazza della Repubblica. A quanto si apprende alle 12;20 nella stazione di Anagnina erano già arrivati circa 50 autobus.

12:44Camion teatro Valle accolto da ovazione a piazzale Moro11–Un camion coloratissimo, quasi un carro allegorico, ha fatto il suo ingresso a piazzale Aldo Moro, luogo scelto dagli studenti per partire ed aggregarsi alla manifestazione di Roma. Una vera e propria ovazione ha accolto il carro che recava anche striscioni del Teatro Lido di Ostia e dell'ex cinema Palazzo, quest'ultimo divenuto base operativa degli studenti dei 'Draghi ribelli' dopo la smobilitazione dell'accampamento al Palazzo delle Esposizioni.

12:43Draghi: "Comprendo, ma protesta non degeneri"10–il Governatore di Bankitalia Mario Draghi dà ragione ai giovani, ma chiede che la protesta non degeneri. "Se la prendono con la finanza come capro espiatorio, ma li capisco - ha detto il prossimo governatore della Bce, in una conversazione informale con la stampa a margine del G20 a Parigi - hanno aspettato tanto, noi all'età loro non lo abbiamo fatto". Draghi ha poi però ammonito: "la protesta non degeneri".

12:34Chiuse quattro stazioni metro a Roma9–Come disposto dal questore di Roma, alle 12 è scattato il piano della mobilità relativo alla manifestazione per la giornata mondiale degli indignati. Sono state quindi chiuse le stazioni della metropolitana cavour, colosseo, barberini e spagna. Per quanto riguarda i treni, transitano comunque regolarmente anche se non fermano alle stazioni interdette.

12:26Roma, si riempie piazza della Repubblica8–Si sta riempiendo piazza della Repubblica in vista del corteo degli indignati che partirà intorno alle due di questo pomeriggio. Sono centinaia già i manifestanti giunti in piazza da diverse parti d'Italia con treni e pullman. Tra gli striscioni esposti uno recita: "Quando l'ingiustizia diventa legge ribellarsi è un dovere". Diversi carri di sindacati e associazioni sono già posizionati all'ingresso della piazza e a fasi alterne diffondono musica. "Pomigliano non si piega", si legge su alcune t-shirt indossate da alcuni indignati. "Una sola soluzione: la rivoluzione", campeggia su uno striscione firmato Red Block. Mentre un altro promette: "15 ottobre: scenderemo in piazza a milioni".

12:17Indignati: "Ci accamperemo in migliaia a Roma"7–"Ci accamperemo in migliaia". E' la promessa dei ragazzi di Atenei in rivolta che si stanno preparando a partire, insieme ai draghi ribelli, dalla sapienza di roma per partecipare al corteo degli indignados. "La manifestazione da sola non basta più- spiega giorgio sestili, di atenei in rivolta- serve un presidio permanente perchè questa crisi e questo debito noi non li vogliamo pagare. Li fanno cadere su di noi ma all'origine ci sono le banche che puntualmente vengono salvate dai governi".

12:14Di Pietro: "Cortei siano indignati ma pacifici"6–Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, lancia un appello affinchè i cortei di oggi si svolgano pacificamente. "Proprio perchè so quanto fondati siano i motivi della protesta e quanto sia comprensibile la rabbia che cova, soprattutto fra i giovani, voglio lanciare un appello perchè nonostante tutto sia mantenuta la calma e la manifestazione sia tanto indignata quanto civile e pacifica, senza incidenti che farebbero comodo solo a Berlusconi e alla sua propaganda bugiarda", scrive Di Pietro nel suo blog.

11:54Draghi: "Giovani hanno ragione"5–"Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro...", queste le parole del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, prossimo vertice della Bce

11:38Casini: "Più preoccupato da indignati non in piazza"4–"Mi preoccupano molto di più quelli che non vanno in piazza, che aumentano ogni giorno, perchè vedono il governo distante anni luce dai problemi che li riguardano". Lo ha detto Pierferdinando Casini, leader dell'Udc, a margine del convegno "l'economia olre la crisi" in corso a stresa, commentando la manifestazione nazionale di oggi a Roma.

11:29Devastate carrozze treno a Cassino, un fermato3–Alcuni manifestanti che intendevano partecipare al corteo degli Indignati a Roma hanno devastato due carrozze di un treno che dal sud li portava a Roma. E' avvenuto all'altezza di Cassino, nel Frusinate, secondo quanto riferito dalla Polfer del Lazio. Una persona è stata fermata e 4 sono state denunciate.

11:28Bombassei: "La protesta sia propositiva"2–E' "giusto" secondo il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, che ogni tanto i giovani scendano in piazza. "L'importante - ha detto a margine di un convegno a Stresa - è che siano propositivi, non ci sia il caos per far caos".

11:27Roma, attesi 750 pullmann da 80 province1–Sono circa 80 le province italiane dalle quali si prevede l'arrivo di manifestanti per il corteo degli Indignati di oggi pomeriggio a Roma. Tra le province con il maggior numero di partecipanti attesi alla manifestazione ci sono Milano, Genova e altre dell'Emilia Romagna e della Toscana. Intanto ai caselli autostradali intorno alla capitale sono già in transito i pullman: ne sono attesi circa 750. Gli organizzatori stimano che per l'I-Day potrebbero sfilare in corteo tra le 100 mila e le 200 mila persone. Di fronte all'Università La Sapienza, in piazzale Aldo Moro, si stanno radunando i primi gruppi di studenti, il cui corteo è previsto che si muova verso le 12 per confluire in quello principale che partirà da piazza della Repubblica.

lunedì 12 settembre 2011

Lo sceicco Al-Warfally avverte: “Le tribù non si piegheranno alle truppe del Cnt/Nato”

Le forze fedeli al Governo libico di Muammar Gheddafi hanno attaccato il giacimento petrolifero di Ras Lanuf, uccidendo almeno 15 guardie ribelli.
Lo sceicco Ali al-Warfally avverte: “Le tribù non si piegheranno alle truppe del Cnt appoggiate dalla Nato”.

ukraine_nato_stop_protest_libya_massacre Forze fedeli al Governo libico di Muammar Gheddafi hanno assaltato la notte scorsa una raffineria situata a una ventina di chilometri dai quartieri residenziali di Ras Lanuf, strategico centro petrolifero costiero nella Tripolitania orientale, uccidendo almeno quindici guardie schierate a difesa dell’impianto e ferendone altre due: lo hanno riferito testimoni oculari, secondo cui gli aggressori non sono comunque riusciti a fare irruzione all’interno e a danneggiarne le strutture, ma soltanto ad abbattere la cancellata all’ingresso principale. In quel momento nella raffineria, non ancora del tutto operativa, erano presenti una sessantina di lavoratori.

Intanto prosegue - non senza difficoltà - l'assedio dei ribelli a Bani Walid. Nel corso di un collegamento telefonico con la tv che ha sede in Siria, "al-Rai", nota per aver trasmesso nei giorni scorsi i messaggi audio del Colonnello libico Muammar Gheddafi, lo sceicco Ali al-Warfally ha affermato: “Le tribù della città di Bani Walid sono decise a resistere ai ribelli che sono agenti della Nato. Sto chiamando da Bani Walid con un telefono satellitare - ha affermato - sono 13 giorni che le tribù Warfalla resistono e tengono i ribelli a 20 chilometri dalla città. Non sono avanzati di un chilometro ed è falso quanto detto dalle tv satellitari nei giorni scorsi. La resistenza - ha concluso lo sceicco - è condotta da gente dei Warfalla e non ci sono brigate di stranieri in città”.

martedì 30 agosto 2011

Libya/Neocolonialism: NATO commits massacre at Sirte razing the city to the ground 29/08/2011

For the third day in a row, NATO aircraft are conducting massive missile and bomb strikes on the city of Sirte, home town of Muammar Gaddafi, not allowing anyone to escape. The city perimeter is surrounded by rebel check points, behind which there are special forces units from Britain, France, Qatar and United Arab Emirates.

The exit from the city is completely blocked. Neither women, nor children are allowed to leave. Men, captured attempting to leave the town together with their families, are shot. Their families are sent back into the city under bombing. There is practically no way to bury the corpses, stated in a letter that was received at Argumenty.ru this morning. The writer is a former officer in the Soviet and later Russian special forces, who is now in Sirte.
The former officer of the Soviet, then Russian special forces, a retired lieutenant colonel Ilya Korenev, whom [Argumenti.ru] have earlier called a "source", and who is close to Colonel Gaddafi, decided to mention his name in the letter.

In the city until now no troops, rebels or special forces have dared to enter. In the night there were many small provocations in order to try to establish the locations of the government troops. Several small squads of rebels tried a probing action in the night to reconnaissance, but were destroyed. At the same time in the air at that time was a remote-controlled reconnaissance spying aircraft (UAV) "drone", which exposed the city's defense. After an hour air attacks took place on these plotted points. However, defenders of the city have already left their positions to other locations, writes the lieutenant colonel.

According to him, "the situation resembles the terrible winter of '95 in Grozny, Chechnia, when there was bombing everything that moved,without proper guiding systems or accurate coordinates. The only difference was that then  the Russian airforce did not have much fuel, so the flights were not as intensive as they are now.  At the moment, the NATO airforce is in the air almost around the clock".

From Argumenti.

lunedì 22 agosto 2011

Fake Social Media Messages Led To War Against Libya on 22 Aug. 2011, by Marinella Correggia

The mother of all lies was sent to the world through a twitter message by Al Arabiya, February 23th. A message which makes Qadafi out to be a Hitler, and even more outrageous and cruel: "the repression in Libya has already claimed 10,000 dead and 50,000 injured."

It may be a ballon d'essai to check if the world was able to swallow it; it did: Even the progressive people in Europe said:

"We must stop the genocide."

"Bengazi is like Guernica."

baby-injured-by-nato-LIBYA-OIL-WAR But who is the source of this news? It was the terrorist rebels indeed (who kept repeating it): Al Arabyia says it received the news from "Sayed al Shanuka, Libyan member of the International Criminal Court, who was interviewed from Paris"

February 24th, just one day after the "genocide news," the International Criminal Court dismisses that man: "A clarification on media information regarding the ICC position on the Libyan situation is necessary. Various media sources have published information regarding the situation in Libya attributed to Mr Sayed Al Shanuka (or El-Hadi Shallouf), presented as a "member of the International Criminal Court" (ICC).

The ICC wishes to clarify that this person is neither a staff member nor counsel currently practicing before it, and by no means can he speak on behalf of the Court. Any declaration he made is given solely in his personal capacity.

The only official position to date is the ICC Prosecutor's statement, published on 23 February 2011. The decision to seek justice in Libya should be taken by the Libyan people. Currently, the Libyan State is not a Party to the Rome Statute. Therefore, intervention by the ICC on the alleged crimes committed in Libya can occur only if the Libyan authorities accept the jurisdiction of the Court, (through article 12(3) of the Rome Statute).

In the absence of such a step, the United Nations Security Council can decide to refer the situation to the Court. The Office of the Prosecutor will act only after either decision is taken."

But nobody seems to notice this official statement.

A few days later, March 3rd, it is Ali Zeidan's turn, a self-appinted spokesperson from the Libyan League for Human Rights which always, only from Paris, presents more terrifying data: 6,000 victims (3,000 in Tripoli, 2,000 in Benghazi, 1,000 elsewhere). But Zeidan's denunciation is not published in the LLHT website, and by the way Zeidan is not the president nor the director: another fake source. Zeidan is indeed a spokesperson of Benghazi terrorists. And he is the same Zeidan who, on March 23rd, stated: "In future oil agreements, we will remember those who helpd us" (by bombing more!).

It is indeed this data, 10,000 or 6,000 victims in a few days of protests, plus those allegedly "injured by Qadafi," which is taken as gold by the Human Rights Council in Geneva.

(But when in June the chief Prosecutor Ocampo issues a warrant for the three, the figure is no longer 6,000 but 208).

No matter, it is the huge figure which is used as the basis for the UN resolutions and for the war. The assumption is that if, in few days, "Qadafi killed so many people, what will happen if Libyan tanks enter Benghazi?" Indeed Dennis Ross, the White House political advisor, then stated: "Up to 100,000 people could be killed and everybody will blame us if we don't intervene."

This is what the UN resolutions and the war are based on... a tweet from a fake source.

(By the way, even in former wars in the past 20 years, there were fake smoking guns: incubators switched off in Kuwait City by Iraqi soldiers; weapons of mass destruction, mass graves and girls crying in front of a camera that they escaped death or rape).

About Marinella Correggia - Ecopeace activist since 1991, author, committed now against the awful NATO war against Libya

 

 

NATO's War Against Libya's Civilians - 07/09/11 - 02:10:10 pm

By FRANKLIN LAMB / Tripoli, Libya

Briefly noted below are five recent instances of undisputed NATO bombings on Libyan civilians selected because they still among the most frequently discussed by residents of Tripoli.

On May 13, 2011, a peace delegation of Muslim religious leaders having arrived in Breda to seek dialogue with fellow Sheiks from the east of Libya was bombed at 1 a.m. in their guesthouse by two MK 82 bombs. Eleven were killed instantly and 14 were seriously injured. NATO claimed the building housed a “Command and Control Center.” All witnesses and the hotel owner have vehemently denied this claim. This observer interviewed the leader of the delegation, Shiek Khalad Ali on three occasions, seeking details. He is recovering from shrapnel wounds to his right leg and confirms the eye-witness accounts. NATO has offered the families compensation.

During the early morning of June 20, 2011, 8 missiles and bombs targeted the home of Khaled Al-Hamedi and his parents and family. Fifteen family members and friends were killed including Khaled’s pregnant wife, his sister and three of his children. NATO said it bombed the home because it was a military installation of some kind. Witnesses, neighbors and independent observers deny there was ever any military installation or troop presence on the property.

In late June, 2011 on the main road west of Tripoli a public bus with 12 passengers was hit by a TOW missile killing all the passengers. NATO claimed that public buses are being used to transport military personnel. Foreign observers, including this one, unanimously aver that they have not seen military personnel in Tripoli, including tanks, APC’s or even military equipment. Local police provide security in the cities and neighborhood watch teams cover the suburbs.

On June 6, 2011, at 2:30 a.m. the central administrative complex of the Higher Committee for Children in central Tripoli, two blocks from this observer’s hotel, was bombed with a total of 12 bombs/rockets. The complex housed the National Downs Syndrome center including its records and vital statistics office, the Crippled Women’s Foundation, the Crippled Children Center, and the National Diabetic Research Center.

On June 16, 2011 at 5 a.m. NATO bombed a private hotel in central Tripoli, killing three and destroying a restaurant and Shisha smoking bar.

According to doctors from the Sirte Central Hospital, and the Libyan Lawyers Group representing the victims of NATO atrocities, who spoke during a briefing on 7/8/11, numerous health issues have resulted from NATO’s attacks.

Among these are an increase of strokes among the general population from five to twenty per month, a 300 per cent increase in diabetes and high blood pressure from February 15 to June 15, 2010 compared with the the same four month period in 2011.

Miscarriages in Libya are up dramatically according to the Prelate of the Catholic Church in Libya, Giovanni Innocenzo Martinelli, one of the most popular religious leaders in this 99.5% Sunni Muslim country, who informed visitors that in one day at the Green Hospital in Tripoli, following NATO bombing runs in mid March, 2011, there were 50 miscarriages and forty deaths. These statistics were confirmed during a meeting with this observer on 7/5/11 by Dr. Mohamed Milhat, cardiac specialist at the Libyan British Medical Center who described the large increase in the number of citizens complaining of stress-related illnesses.

History will judge NATO harshly for its crimes. Hopefully the citizens of every NATO member state will work to end its mission so as to protect the civilian population of Libya.

Franklin Lamb is doing research in Libya and can be reached c/o fplamb@gmail.com

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Palestine Civil Rights Campaign-Lebanon

PLEASE SIGN HERE!

http://www.petitiononline.com/ssfpcrc/petition.html

“Failure is not an option for the Palestine Civil Rights Campaign, our only choice is success”

15 year old Hiba Hajj, PCRC volunteer, Ein el Helwe Palestinian Camp, Saida, Lebanon

Please check our website for UPDATES:
www.palestinecivilrightscampaign.org

Franklin P. Lamb, LLM,PhD
Director, Americans Concerned for
Middle East Peace, Wash.DC-Beirut

Board Member, The Sabra Shatila Foundation and the Palestine Civil Rights Campaign, Beirut-Washington DC
Shatila Palestinian Refugee Camp

fplamb@palestinecivilrightscampaign.org