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venerdì 28 giugno 2013

ANGOLA 2013: Deutsche Bank, l’ANGOLA enorme potenziale ma ha bisogno di tempo

Luanda - Nei prossimi anni l'Angola potrebbe diventare il primo produttore di petrolio in Africa, superando così la Nigeria, la crescita economica si manterrà elevata specialmente quella nei settori non oil; tuttavia, gli investitori internazionali dovranno pazientare ancora per poter sfruttare l'enorme potenziale del mercato angolano. L'analisi è contenuta in un rapporto diffuso dal settore ricerche della Deutsche Bank (Db) sulla situazione del paese. "La produzione di petrolio dovrebbe raggiungere i 2 milioni di barili al giorno entro il 2015 - si legge nel rapporto - rispetto ai 1,75 di milioni del 2012. Guardando al lungo termine, se le riserve appena scoperte si riveleranno simili a quelle che si trovano in Brasile, l'Angola potrebbe diventare il più grande produttore di petrolio dell'Africa".

L'istituto di credito cita anche le altre risorse naturali del paese. "L'Angola è l'ottavo produttore mondiale di diamanti grezzi ed ha un notevole potenziale non sfruttato di rame, minerale di ferro, oro, fosfati e uranio - prosegue il rapporto - il Fondo sovrano da 5 miliardi di dollari lanciato nel mese di ottobre dovrebbe contribuire a isolare l'economia dalla volatilità dei prezzi del petrolio e se ben gestito, fornirà una solida base per la futura diversificazione economica". Fra gli altri provvedimenti positivi la Db segnala il "significativo aumento della spesa pubblica" deciso per il 2013 volto a "migliorare l'accesso all'istruzione superiore, sanità, igiene, acqua potabile e di un alloggio adeguato".

L'istituto di credito ricorda poi l'alto pil pro capite del paese (6mila dollari) e la crescita esponenziale che ha avuto dalla fine della guerra civile terminata nel 2002. Fra gli altri interventi positivi il rapporto cita i progressi registrati nei settori dell'energia e delle infrastrutture, le riforme per migliorare l'accesso al credito, gli incentivi fiscali per promuovere lo sviluppo industriale e l'intenzione del governo di emettere un eurobond pari a uno-due miliardi di dollari. "Tuttavia - prosegue - c'è una disparità di reddito molto alta: il 10% più ricco della popolazione detiene il 45% del reddito nazionale, mentre il 10% più povero detiene lo 0,6%". Riguardo agli investimenti stranieri la Db spiega che "fare affari in Angola rimane impegnativo in termini di infrastrutture e istituzioni.

Anche se l'inflazione sta rapidamente andando verso il basso Luanda e' la seconda città più cara al mondo per gli espatriati, secondo Mercer. Ci sono una serie di ragioni, tra cui la mancanza di concorrenza per molti prodotti, ad alta dipendenza dalle importazioni, le povere infrastrutture per il trasporto e l'alto livello dei salari del settore del petrolio". A complicare la situazione Db registra l'eccessiva burocrazia, la debolezza dei contratti, oltre alla percezione di inefficienza e corruzione delle strutture governative. "In un contesto di diversificazione economica, è una delle priorità del governo promuovere l'appello del paese agli investitori stranieri - conclude Deutsche bank - spesso lavorando con le controparti locali, in particolare attraverso gli investimenti pubblici e privati per i progetti pubblici strutturati ma dato il clima economico attuale, gli investitori avranno ancora bisogno di pazienza per poter sfruttare a pieno l'enorme potenziale del mercato angolano". (AGI) .

mercoledì 26 giugno 2013

ANGOLA & ITALIA 2013 | Nuovo mercato per le imprese del legno arredo: Confindustria punta all'Angola

Pesaro (PU) - L’Angola come nuovo mercato di sbocco per le imprese pesaresi del settore del legno-arredo. E’ quanto emerso nel corso della visita a Pesaro del presidente dell’Anima, l’associazione angolana dell’industria del legno, Josè Verissimo, promossa da Amos Benevelli, che da anni opera con successo in quel Paese.
Nel corso del 2012, le imprese pesaresi hanno esportato complessivamente prodotti per 1,4 milioni di euro (+2% rispetto all’anno precedente), dei quali 383 mila euro provenienti dal legno-arredo, che è il settore che ha registrato l’exploit più significativo (+20%).
“In valore assoluto, si tratta di cifre ancora piccole – ha spiegato Filippo Antonelli, presidente del Gruppo Mobile di Confindustria Pesaro Urbino –, ma quel che salta agli occhi è il trend positivo: l’Angola, infatti, al contrario di quanto si possa immaginare, viaggia a una crescita del Pil che sfiora il 10% e ha un mercato immobiliare galoppante: significa spazio utile per le nostre aziende”.
Non a caso, la visita di Verissimo, che guidava una delegazione di imprenditori angolani, era mirata alla conoscenze diretta del nostro distretto industriale e a valutare concretamente la possibilità di collaborare con il tessuto imprenditoriale locale. E i primi risultati non si sono fatti attendere: gli imprenditori angolani hanno proposto lo sviluppo congiunto di progetti con il distretto pesarese, due dei quali – con il Gruppo Biesse e con Iterby – sono stati definiti e siglati in occasione della visita; altri sono da avviare, visto che il governo angolano sta cofinanziando lo sviluppo del settore legno-arredamento, anche attraverso la creazione di industrie di produzione di porte e finestre, parquet, di mobili, ed altri prodotti connessi, oltre che di falegnamerie e scuole di formazione.
“Le opportunità che si presentano per le imprese pesaresi – ha spiegato Benevelli - riguardano sia la vendita di macchinari e tecnologie, che di semilavorati e componenti da montare in loco, ma anche di prodotti finiti che, per la fascia alta di mercato, hanno già iniziato ad essere presenti in Angola”. A Palazzo Ciacchi, il presidente Verissimo ha firmato, per conto di Anima, un protocollo di intesa con Confindustria Pesaro Urbino, che – come ha spiegato Filippo Antonelli – “prevede collaborazioni reciproche, da parte nostra sul fronte delle tecnologie, da parte loro come supporto alla commercializzazione dei nostri prodotti finiti, semilavorati e componentistica sul territorio angolano”.

Via|fanoinforma.it

martedì 25 giugno 2013

COOPERAZIONE ITALIA & ANGOLA 2013 | Biancofiore, italiani potrebbero trovarci l'America in Angola

Luanda, 25 giu. - Afferma che in Angola ci potrebbe essere una strada per far si' che le aziende italiane ricomincino a crescere, il sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, Micaela Biancofiore, in visita a Luanda dove nei giorni scorsi ha partecipato alla Conferenza internazionale di cooperazione per il bacino atlantico. "Credo che gli italiani potrebbero trovare l'America in Angola e viceversa gli angolani potrebbero trovare l'America in Italia - ha detto all'Agi Biancofiore - dove potrebbero incontrare un parterre di relazioni inusuali perche' l'Italia e' veramente un paese che ama donarsi agli altri"."Gli angolani sono molto simili agli italiani - ha proseguito il sottosegretario - sono solari, gioviali, ma hanno a differenza degli italiani e degli europei, la fame di voler crescere e quindi hanno forse anche loro qualcosa da dare a noi. Papa Francesco dice di non farci rubare la speranza. Ecco, gli angolani possono ridarci la speranza di poter ancora crescere e dare ancora il meglio di noi perche' non dimentichiamo che l'Italia e' l'eccellenza nel mondo".
  Riguardo alle possibilita' per gli imprenditori italiani di portare avanti investimenti in questo paese Biancofiore ha aggiunto: "l'ambasciata italiana e' impegnata da anni ad aprire loro la strada e lo fa attraverso l'ambasciatore Mistretta che e' uno dei nostri migliori ambasciatori. Non e' un caso che gia' 4 anni fa e' stata aperta questa strada dal ministro Frattini e non e' un caso che il mese prossimo torni per battere questa strada importantissima per gli imprenditori anche il ministro Bonino". L'Angola, secondo produttore di petrolio in Africa, ha subito 27 anni di guerra civile, terminata nel 2002. Negli ultimi dieci anni ha avuto crescite economiche annuali attorno al 7%. (AGI) .

COOPERAZIONE ITALIA ANGOLA | Eni vende al Brasile il gas prodotto in Angola

Eni & C hanno iniziato a vendere il gas prodotto in Angola dalla joint venture Angola Lng, partnership che vede il Cane a sei zampe tra gli azionisti col 13,6% assieme ai padroni di casa di Sonangol (22,8%), Chevron (36,4%), Bp (13,6%) e Total (13,6%). Il primo cargo, con un carico di 160 mila metri cubi di gas, è partito in questi giorni alla volta del Brasile, diretto agli impianti di Petrobras. Secondo il ceo di Angola Lng, Artur Pereira, il debutto della jv è avvenuto in un momento in cui il mercato del gas naturale liquefatto offre buone prospettive.

La partnership, secondo fonti di mercato, ha un orizzonte temporale garantito di almeno 30 anni, con una media di 5,2 milioni di tonnellate annue di gas. L'Angola è uno dei Paesi di riferimento per Eni ed è tra i maggiori produttori di petrolio dell'Africa. Nel corso dell'anno gli avvii e l'entrata a regime dei giacimenti angolani (assieme a quelli russi ed egiziani) hanno compensato i declini di produzioni mature. In particolare, nel blocco offshore 15/06 (Eni 35%) il gruppo sta sviluppando il giacimento di Vandumbu con un potenziale produttivo di oltre 5 mila di barili di petrolio al giorno.

Via|IO

venerdì 14 giugno 2013

ECONOMIA ANGOLANA | Luanda ospita conferenza internazionale diamanti

I diamanti nel mondo

LUANDA - Si terrà il 20 e 21 giugno a Luanda la Conferenza internazionale sull'industria diamantifera del 2013 che celebrerà i cento anni dalla scoperta della prima pietra preziosa in Angola avvenuta nel 1913 grazie a un esploratore belga. All'incontro parteciperanno il presidente del Consiglio mondiale dei diamanti e dell'Associazione internazionale delle industrie diamantifere, oltre ai presidenti delle borse di diamanti di Dubai, Bombay e Shangai.
L'Angola nei mesi scorsi ha annunciato l'avvio delle esplorazioni in varie miniere di diamanti anche nell'ottica della diversificazione economica che punta a creare altri settori produttivi oltre a quello petrolifero. La produzione diamantifera dell'Angola fra il 2008 e il 2009 ha sofferto la crisi internazionale che ha colpito tutti i mercati. Tuttavia gli scambi hanno ripreso fiato l'anno scorso quando la produzione di queste pietre è stata di 8,3 milioni di carati, pari ad un valore di 1,3 miliardi di dollari. Secondo le stime del governo la produzione per il 2013 potrebbe salire fino a 9 milioni di carati che corrisponderebbero a incassi pari a 1,5 miliardi di dollari.

mercoledì 12 giugno 2013

ITALIA CRISI 2013 | Mai così male in 70 anni di Repubblica

Italia in crisi 2013

"Senza un cambiamento profondo delle politiche, in Europa ed in Italia, non se ne esce". Guarda alla crisi il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, e dice chiaro che "la missione fondamentale del 'Governo al servizio dell'Italia e dell' Europa' - come lo ha definito il Presidente del Consiglio - sembra a noi chiarissima: agire con tempestività e agire in profondità".

Più Iva, più benzina sul fuoco della crisi

L'aumento dell'Iva "va scongiurato tempestivamente, con un approccio davvero senza se e senza ma". Per Carlo Sangalli "l'impatto di questo aumento su consumi, crescita e occupazione - dice - sarebbe davvero benzina sul fuoco ancora ardente della recessione".

Indietro tutta

Il reddito è in flessione ininterrotta dal 2008 e, a causa della crisi, ogni famiglia ha registrato in media una riduzione del proprio potere d'acquisto di oltre 3.400 euro. La dimensione della crisi è tale che, per tornare alle dinamiche di crescita precedenti, bisognerebbe aspettare il 2036. Lo afferma una ricerca Confcommercio-Cer.

Non è colpa del destino

crisi-italia1"Nel declino dell'Italia, non vi è nulla di ineluttabile: non siamo vittime di un 'destino cinico e baro'. Scontiamo, invece, scelte sbagliate e scelte mancate", ha detto ancora Carlo Sangalli nel suo intervento all'assemblea confederale. "Oggi, però - ha
aggiunto - non possiamo più permetterci né le prime, né le seconde. Le agende delle scelte giuste e necessarie sono state gia' scritte. Bisogna realizzarle. Ne va del presente e del futuro dell'Italia".

Tocca alla politica

"Tocca al Parlamento, al Governo, alla politica. Tocca a voi perchT le imprese, da sole, non ce la fanno pi·". Lo ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, in occasione dell'assemblea annuale dell'organizzazione. "Adesso - ha aggiunto - tocca a voi perchT le imprese, gli imprenditori e i lavoratori hanno fatto davvero tutto quello che dovevano e soprattutto potevano fare e anche di più".

Meno tasse

"Si può ridurre la pressione fiscale solo bonificando la spesa pubblica, rivedendo il perimetro stesso della funzione pubblica, adottando la metodologia dei costi e dei fabbisogni standard e avanzando nell'azione di contrasto e recupero di evasione ed elusione, mettendone a frutto i risultati a vantaggio dei contribuenti in regola". Per Sangalli, "insieme, servono dismissioni decise di patrimonio immobiliare pubblico: per abbattere il debito e per liberare risorse preziose per la crescita".

Se chiudono le imprese
"Senza impresa, non c'è né crescita, né occupazione. E se chiudono le imprese, chiude l'Italia. Teniamolo a mente".

Domanda interna in picchiata

I consumi delle famiglie, "nel 2009 ancora capaci di contrastare gli effetti della Grande recessione mondiale, sperimentano oggi una flessione di dimensione mai registrata nei quasi 70 anni di vita della Repubblica italiana". E' quanto emerge dall'indagine Cer-Confcommercio 'L'Italia arretra'. Assistiamo "alla disintegrazione di quei fattori che in passato avevano contribuito a stabilizzare il ciclo della nostra economia". Gli investimenti in costruzioni, si legge nell'indagine, "i cui andamenti hanno sovente compensato il ripiegamento congiunturale delle altre componenti della domanda aggregata, registreranno a fine anno la sesta riduzione consecutiva; la produzione industriale, nonostante il comparto manifatturiero sia impegnato in uno sforzo di espansione sui mercati mondiali, è scesa di oltre il 4% nel primo trimestre e non ha mostrato segni di ripresa nel bimestre aprile-maggio".

Nel 2013 il numero di giorni di lavoro necessari per pagare tasse, imposte e contributi "raggiungera' il suo massimo storico: 162 giorni (ne occorrevano 139 nel 1990 e 150 nel 2000); ne occorrono 130 nella media europea (-24% rispetto all'Italia)". E' quanto emerge dall'indagine Cer-Confcommercio. Si tratta di "un inasprimento che aggredisce un monte redditi gia' declinante, contribuendo cosi' sia a comprimere la domanda aggregata, sia a scoraggiare l'offerta di lavoro". La complessita' del sistema di prelievo costituisce "un ulteriore fattore di penalizzazione".

Via|Agenzie

mercoledì 21 novembre 2012

Italia/Crisi 2012: La disperazione dei lavoratori dell'Idi di Roma (San Carlo di Nancy e per Villa Paola)

Minacciano di buttarsi giù dal tetto, dove sono saliti da qualche giorno, i 6 lavoratori del’Idi. La situazione si è fatta insostenibile per l'istituto dermatologico più accreditato d'Italia e per quelli dell'ospedale San Carlo di Nancy e per Villa Paola

Minacciano di buttarsi giù dal tetto, dove sono saliti da qualche giorno, i 6 lavoratori del’Idi. La situazione si è fatta insostenibile per l'istituto dermatologico più accreditato d'Italia e per quelli dell'iospedale San Carlo di Nancy e per Villa Paola. Medici, infermieri, personale sanitario infatti non ricevono lo stipendio da 4 mesi e corrono il rischio di essere licenziati. Per questo lanciano un appello alle Istituzioni dai microfoni del Tg3Web. Patrizia Anastasi si è messa in contatto con uno di loro, Renato Cadorna.


venerdì 16 novembre 2012

L’Africa è sexy? Sì, ma anche bella e ricca

L’Africa è bella e ricca e sono in molti a pensarla così.

L’Africa è bella e ricca e sono in molti a pensarla così. Ricca di risorse e di speranza per il futuro. "Smettetela di pensare all'Africa con un atteggiamento pietoso. È il futuro, di più: è uno dei posti più sexy del mondo, probabilmente il più romantico". A dirlo non è un africano legato alla sua terra, bensì Bono Vox, che conosce il continente e adesso ne sponsorizza la bellezza e il lusso. Il vocalist degli U2 arriva alla conferenza dell'International Herald Tribune a Roma e annuncia un progetto con Renzo Rosso che rivoluzionerà il mondo della moda e della beneficenza.

"La prima cosa che voglio ricordare è quanto i Governi del mondo amino firmare assegni per questo continente. Il problema, però, è che poi quei fondi non esistono o non vengono destinati". L'attacco è duro ma viene subito commentato insieme alla moglie. "Il cambiamento radicale che dobbiamo affrontare è di pensiero: l'Africa non è solo una realtà, è il futuro.
Persino i cinesi ci si stanno spostando dopo aver fatto affari qui da tantissimi anni. Devo dire che Bernard Arnault e il Gruppo LVMH hanno fatto molto per questa causa. Ora il nostro obiettivo è di rendere più grande, più proficuo il marchio Edun. Io e mia moglie non vogliamo che sia solo un capriccio, una piccola iniziativa di beneficenza. Dobbiamo trovare un equilibrio tra virtù e desiderio". Le parole d’ordine per parlare di Africa adesso sono commercio, business, imprenditoria. Di questo parlano tutti i relatori della conferenza sull'Africa e sul suo potere per il mercato del lusso. E i cinesi lo hanno capito benissimo, visto che stanno investendo prepotentemente nel continente nero. Ma non solo loro.

Sono numerosi gli stilisti che sono andati a cercare fortuna e l’hanno trovata. Ilaria Venturini Fendi produce per il suo marchio in Africa, in Kenya per l’esattezza. Ora si producono prodotti finiti per Macy’s, Vivienne Westwood, per Stella McCartney, Sass & Bide; gioielli anche per la gioielliera Hollywoodiana Chan Luu. E stiamo iniziando a parlare con Top Shop.

L’Italia partecipa alla crescita e al business dell’Angola

L’Italia partecipa alla crescita e al business dell’Angola.

Il Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo italiano infatti ha donato automezzi per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani della città di Luanda (5 lotti).

Dal canto suo, il Governo della Repubblica di Angola ha dato mandato alla Dietsmann S.p.A. di bandire una gara pubblica, per gestire gli automezzi per la raccolta dei rifiuti. La scadenza è fissata al 7 gennaio 2013.

E la collaborazione tra Angola e Italia non si ferma solo a questo. Il Paese africano, uno dei primi per crescita del pil e creazione di ricchezza, ha rapporti commerciali sempre più stretti tra Italia e Angola. Il Paese africano è il terzo partner commerciale sub-sahariano, dopo la Repubblica del Sud Africa e la Nigeria, con il maggior flusso rappresentato dal settore degli idrocarburi. Inoltre l'Italia dal 2011 si è anche portata al terzo posto, dopo Portogallo e Francia, per l'interscambio complessivo con l'Angola in ambito Unione Europea e al primo per le importazioni.

Le importazioni di greggio dall'Angola sono aumentate sensibilmente da un valore pari a 250 milioni di euro nel 2010 a oltre 1 miliardo e 400 milioni di euro nel 2011. Un interscambio bilaterale, che nel 2011 ha raggiunto il valore di 1 miliardo e 725 milioni di euro, con un incremento percentuale pari al 252% rispetto ai 489,7 milioni del 2010.

E non si ferma qui.

- l’Angola in Italia -
Ambasciata della Repubblica dell'Angola
http://www.ambasciatangolana.com/

mercoledì 14 novembre 2012

Se l’Africa è il futuro dell’economia e del lusso

bono-vox-u2-360-tour_290x435[1]In Africa tutto è possibile. Anche un nuovo grande rilancio del continente che, nonostante le innegabili difficoltà, sta cercando con forza di svilupparsi e guardare oltre lo stereotipo di Terzo Mondo. Non è così, per fortuna. E sono tante le dimostrazioni di benessere del continente.

A testimoniarlo ci sono anche i riflettori che si accendono su lusso e moda. Un connubio che non è affatto impossibile nel continente nero, ma che invece prende vita alla 12/ma edizione dell'Annual Herald Tribune Luxury summit, il più importante forum annuale per le imprese dei beni di lusso a livello mondiale, che si apre domani a Roma. Una due-giorni dal titolo 'La promessa dell'Africa, la forza del Mediterraneo', che riunirà oltre 500 delegati, provenienti da oltre 30 paesi. Tra gli interventi quelli di Bono Vox, Vivienne Westwood, Jean Paul Gaultier.

Personaggi dello spettacolo, della musica e della moda che hanno capito che l'Africa è altro rispetto a quello che è facile presentare dai media. E anche in ottica di investimento non è seconda ai Paesi sviluppati, anzi al contrario. In un momento di crisi planetaria, il flusso economico si sposta in Paesi come l'Angola, l'Etiopia, etc, economie emergenti, ma soprattutto promettenti, vista la crescita degli ultimi anni.

Allora non possiamo che augurare all'Africa una nuova vita, ricca di prosperità per gli africani.

Parlando del lusso:

1) Il Giornale del Lusso in Italia - http://www.ilgiornaledellusso.it/

2) Lusso e Africa, summit Roma. Fendi, Cipriani, Valentino, Gaultier, Westwood . E lo stilista nigeriano di Michelle Obama.

3) Ecumene24 – Conoscere x Decidere - http://www.ecumene24.com/

martedì 13 novembre 2012

Sudafrica 2012: Rinascita economica col boom di turisti degli ultimi anni

Sudafrica, rinascita economica col boom di turisti in 2011/2012

E’ boom di turisti in Sudafrica, che dopo i mondiali di calcio gode di un incremento di visitatori. E Roma rende omaggio al bellissimo Paese: è andato in onda nella Capitale il secondo appuntamento con il trade dell'Ente per il turismo del Sudafrica. Obiettivo, illustrare le caratteristiche di un Paese, che ha registrato, nei mesi da gennaio a luglio del corrente anno, un aumento di visitatori italiani del 17,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il country manager Italia, Lance Littlefield, ha dichiarato che il Paese gode ancora dell'ottimo ritorno di immagine ottenuto dai mondiali di calcio e che, malgrado la crisi economica italiana, il Sudafrica ha registrato ottime performance dal nostro Paese. “L'Italia è il nostro quindi mercato, dopo Uk, Germania, Olanda e Francia – ha detto il manager -. Abbiamo in programma una campagna pubblicitaria video per comunicare che il Sudafrica vanta numerosi aspetti e può ospitare diversi target di persone. Inoltre – ha evidenziato Lance Littlefield -, il nostro Paese può essere economicamente abbordabile pur offrendo agio e comfort. Il Sudafrica vanta un 20% di repeater che tornano per scoprire i numerosi aspetti di uno Stato che non può essere scoperto in un solo viaggio”.

Dalla precedente campagna pubblicitaria l'ente si aspettava un aumento del 3%, sfociato in un imprevisto 17,3%. “E' stata superata ogni previsione – ha ammesso il direttore -. Auspichiamo che i roadshow, gli educational che abbiamo adesso in programma insieme alla nuova campagna pubblicitaria, ci aiutino a mantenere i numeri che abbiamo ottenuto”. Ai sei roadshow hanno aderito circa 600 agenti di viaggi.

- Sudafrica in Italia -
Ambasciata della Repubblica del Sudafrica -
http://lnx.sudafrica.it/ 

lunedì 24 settembre 2012

Fabbrica Italia: Vertice Monti e Fiat: "Niente soldi, non ce li hanno chiesti” comunque non li daremmo

Monti e la Fiat: "Niente soldi, non ce li hanno chiesti e non li daremmo"

La Fiat resterà in Italia o no? Giusto qualche giorno fa, subito dopo l’annuncio dellacancellazione del presunto piano industriale Fabbrica Italia, era stato lo stesso Marchionnea dire: “Con gli utili fatti in Brasile teniamo aperti gli impianti in Italia“. Una frase che, accoppiata con il taglio degli investimenti nel nostro paese, non lascia ben sperare gli operai Fiat e dell’indotto. Se è questa la situazione e non si fa nulla per cambiarla quanto potrà durare?

Non basta. Alla vigilia dell’incontro fra Monti, Passera e Marchionne l’amministratore delegato di Fiat aveva rincarato la dose ricordando come il business Fiat in Brasile sia fortemente sovvenzionato dal governo brasiliano, cosa che “non può accedere in Italia” per via dei vincoli stabiliti dall’Europa: no aiuti alle aziende, stop.

Quindi cosa si siano detti Monti e Marchionne a quattrocchi non è dato saperlo, ma l’impressione è che non si siano detti sostanzialmente nulla. La conferma arriva della parole del Presidente del Consiglio che, rassicurando nelle intenzioni i contribuenti di fatto spiega che c’è poco da fare e si trincera dietro promesse talmente vaghe da non poter essere nemmeno rinfacciate, un domani.

Il governo si è impegnato non a dare aiuti finanziari ma a creare condizioni di contesto che favoriscano la presenza dell’industria automobilistica in Italia. L’incontro con i vertici della Fiat è stato lungo e dal momento che non veniva alimentato da noi con comunicati e Twitter capisco che chi doveva lavorare abbia fatto lavorare la fantasia, ma non sono stati chiesti aiuti nè Cig in deroga. L’esito dell’incontro è una scommessa che richiede un grande impegno delle parti.

Gli operai Fiat non dormiranno sonni più tranquilli di quelli degli ultimi mesi (o anni, se preferite).

Di Gabriele Capasso | Polisblog

martedì 31 luglio 2012

Crisi italiana 2012: Mai tanti disoccupati, record storico di 2,8mln, lo rileva l’Istat

lavoro_-precario[1]

ROMA - Il tasso di disoccupazione a giugno é al 10,8%, in rialzo di 0,3 punti percentuali su maggio e di 2,7 punti su base annua. E' il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Lo rileva l'Istat (dati destagionalizzati, stime provvisorie). Guardando le serie trimestrali è il più alto dal III trimestre 1999. Il numero dei disoccupati a giugno è di 2 milioni 792 mila. Lo rileva l'Istat (dati provvisori). Si tratta di un record storico, il livello più alto dall'inizio delle serie mensili (gennaio 2004) e delle trimestrali (quarto trimestre 1992).
L'Istat inoltre fa sapere che a giugno gli occupati sono 22 milioni 970 mila, in calo dello 0,1% rispetto a maggio (-29 mila unità). La diminuzione, aggiunge l'Istituto, riguarda in particolare le donne. A confronto con giugno 2011 il numero di occupati mostra invece una lieve crescita (+11 mila unità). Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in diminuzione nel confronto congiunturale di 0,1 punti percentuali e stabile in termini tendenziali.
Il numero di disoccupati a giugno registra un boom, in rialzo su base annua del 37,5%, ovvero di 761 mila unità. Lo rileva l'Istat (dati provvisori e destagionalizzati), aggiungendo che su maggio la crescita è pari al 2,7% (73 mila unita).

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a giugno è al 34,3%, in diminuzione di un punto percentuale su maggio. Lo rileva l'Istat (dati destagionalizzati e a stime provvisorie) aggiungendo che tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 608 mila. I giovani disoccupati rappresentano il 10,1% della popolazione di questa fascia d'età.

A giugno l'Istat registra un forte calo del numero di inattivi, ovvero di chi non ha un'occupazione e neppure la cerca: su base annua la diminuzione è di 752 mila unità (-5%), mentre su maggio il calo è pari a 52 mila unità (-0,4%). Quindi continua a salire la partecipazione al mercato del lavoro, ma spesso accade che la maggiore offerta si traduce in disoccupazione.

mercoledì 4 aprile 2012

Wall Street Journal: Le misure di austerity in Italia stanno bloccando l’economia italiana

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ROMA - «Le misure di austerity in Italia stanno bloccando l'attività nella terza principale economia dell'eurozona, secondo quanto appare dai dati economici più recenti che dimostrano come queste misure sono controproducenti». Lo scrive oggi il Wall Street Journal Europe in un articolo di prima pagina dal titolo L'austerità in Italia rappresenta una minaccia per l'economia.

Il giudizio. Citando i dati diffusi dal Mef lunedì scorso sul fabbisogno in calo nel primo trimestre, il Wsj afferma che «i recenti aumenti delle tasse stanno aiutando l'Italia a tagliare il suo deficit ma al contempo stanno spingendo l'attività economica a contrarsi ancora più velocemente». Secondo il Wsj Europe «lo scenario che si sta scoprendo ora in Italia, Grecia e Spagna lascerà i paesi problematici dell'eurozona con percentuali di debito pubblico ancora più alte anche se realizzano sforzi dolorosi per ridurlo».

Il Financial Times. Del pacchetto di austerity approvato a dicembre da Monti parla anche il britannico Financial Times che in un trafiletto in prima pagina parla di luna di miele finita tra il premier e gli italiani. Il rigore - si legge sul giornale della City - fa sentire i suoi effetti sul prezzo della benzina e sulle bollette e la popolarità del governo ne risente.

Mercoledì 04 Aprile

venerdì 13 gennaio 2012

Crisi del debito europeo: Voci di downgrade per i debiti dell'Eurozona, Borse in rosso

Le Borse europee invertono il trend positivo della mattinata con gli indici di Piazza Affari che cedono oltre un punto percentuale. Milano è nettamente la peggiore d'Europa mentre anche l'apertura di Wall Street è con il segno meno. (Segui gli indici nel box a destra). Sull'andamento degli indici pesano le indicazioni che arrivano dalla trimestrale di Jp Morgan (profitti in calo del 23%) e i rumors di una possibile ondata di declassamenti per i debiti sovrani dell'Eurozona da parte dell'agenzia Standard & Poor's.

Crisi del debito europeo: Voci di downgrade per i debiti dell'Eurozona, Borse in rosso

ANDAMENTO TITOLI
Bca Mps-5.21%Fondiaria-Sai3.70%Milano Ass Ord10.24%Vedi tutti »

Lo spread risale sopra quota 500
Le voci che girano sulle agenzie internazionali danno per imminente, forse già in giornata, la decisione di S&P. L'agenzia aveva già messo sotto "credit watch" con implicazioni negative 15 nazioni dell'Eurozona lo scorso 5 dicembre. La mossa normalmente prelude al downgrade. Secondo indiscrezioni S&P avrebbe optato per declassare la Francia. Risparmiate invece Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

Per ora S&P non conferma nè smentisce. Il rumor comunque pesa sulle quotazioni della moneta unica che viaggia sui minimi di giornata intorno a quota 1,27 dollari. Si registra inoltre la decisa impennata dello spread Bund-BTp. Il differenziale di rendimento tra il titolo decennale italiano con quello tedesco era sceso notevolemente la scorsa seduta sulla scia dei buoni risultati dell'asta BTp a 12 mesi. La domanda non proprio brillante dell'asta odierna (questa volta sui titoli a tre anni) e i rumors su un possibile downgrade di S&P riportano però ai massimi la tensione sul rischio Italia. Lo spread si riporta sopra la soglia dei 500 punti base con una brusca accelerazione rispetto ai minimi toccati in mattinata a 461 mentre il rendimento del decennale italiano si attesta al 6,74 per cento.

Focus Piazza Affari
Sul listino milanese il titolo peggiore è Banca Mps. In giornata i vertici della società hanno fatto sapere che non intendono varare un aumento di capitale per far fronte alle rischieste di rafforzamento patrimoniale dell'Eba. Il presidente di Mps Giuseppe Mussari poi ha fatto sapere che cesserà il suo impegno con la banca il 30 aprile 2012 a scadenza di mandato.

Volano i titoli della galassia Ligresti su accordo Unipol-Fonsai
In netto rialzo i titoli della galassia Ligresti dopo l'accordo Unipol-Fonsai per la nascita di un maxi-polo nel settore delle assicurazioni. Bene in particolare Fondiaria - Sai e Milano Assicurazioni. Sprint anche di Mediobanca, principale sponsor del piano Unipol e regista dell'operazione. Piazzetta Cuccia, se l'accordo dovesse andare in porto, riunirà i suoi prestiti subordinati nei confronti della traballante Fonsai (pari a quasi 1,1 miliardi di euro) all'esposizione di 400 milioni verso Unipol, in un gruppo reso più solido anche dalle ricapitalizzazioni che avverranno in Premafin, Fonsai e nella compagnia bolognese.

Focus Tokyo
La Borsa di Tokyo ha chiuso l'ultima seduta della settimana in deciso rialzo, seguendo l'andamento positivo dei mercati occidentali, con l'indice principale Nikkei 225 che ha guadagnato l'1,36% a 8.500,02 punti. Il saldo della settimana vede un rialzo complessivo dell'1,31% per il listino nipponico.

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mercoledì 11 gennaio 2012

Restauri al Colosseo: l'accordo con Della Valle oggetto di indagini di Procura e Corte dei Conti

Colosseo: una gru per verifiche sulla stabilità (Eidon)

Dopo le contestazioni dell'Antitrust, nuovo ostacolo all' apertura del cantiere sponsorizzato da Tod's con 25 milioni

 

ROMA - Nuovi guai e rischio rinvii per il restauro del Colosseo. Sull'accordo firmato con Diego della Valle per la sponsorizzazione da 25 milioni di euro dei lavori all'Anfiteatro Flavio indagano la Procura di Roma e la Corte dei Conti. Lo rende noto la Uil, che all'indomani della convenzione siglata dall'allora commissario straordinario per il monumento Roberto Cecchi (oggi sottosegretario del ministero dei Beni culturali), aveva presentato un esposto alla magistratura.
La notizia arriva a soli tre giorni dalle contestazioni dell'Antitrust che ha rilevato alcune «irregolarità» nell'accordo con il Gruppo Tod's. Prima fra tutte, l'eccessiva durata dei diritti d'immagine assegnati allo sponsor.

Transenne dopo un piccolo crollo al Colosseo (Jpeg)

ALEMANNO: «RISCHIO CROLLI» - Intanto martedì sulla vicenda del contratto per i restauri del Colosseo è intervenuto il sindaco della Capitale: «Le osservazioni dell'Antitrust sono di carattere generale e quindi non ci preoccupano, non sono osservazioni tali da bloccare il progetto e io anzi mi auguro che presto si superi la fase del contenzioso e si aprano i cantieri, perchè - ha detto Gianni Alemanno -, se avendo 25 milioni privati disponibili non facciamo partire subito i cantieri, non ci possiamo lamentare se poi ci sono i crolli nel Colosseo. Questo è un appello che faccio a tutti: facciamo partire subito i cantieri per restaurare il monumento più famoso del mondo».

Diego Della Valle al Colosseo con il sindaco Alemanno (Lapresse)

CONCORRENZA VIOLATA - A detta degli esperti dell'autorità di vigilanza - che erano stati interpellati dal Codacons «in merito alla correttezza della procedura che ha portato ad affidare la sponsorizzazione dell’Anfiteatro Flavio al gruppo» - l'accordo tra le autorità comptenenti per l'area archeologica del Colosseo e la società di Della Valle violerebbe le norme sulla concorrenza. L'Antitrust contesta in particolare «i tempi ristretti entro cui si è svolta la trattativa privata con i soggetti interessati: una volta ricevuta la proposta del gruppo Tod’s, l’amministrazione appaltante ha infatti assegnato agli altri soggetti interessati un termine inferiore a 48 ore per la presentazione delle offerte; una scadenza così imminente è inadeguata a consentire l’esperimento di una effettiva competizione tra i soggetti convocati, risultando addirittura in una esclusione degli stessi». Insomma, si sarebbe fatto tutto in fretta per non dar tempo ad altri di presentare offerte migliori.

RESPONSABILITA' DEL CANTIERE - Un altro punto che mete in dubbio la validità dell'accordo è la mancata responsabilità dell'«appaltatore» sui lavori. «L’Avviso ha ad oggetto il reperimento di sponsor per il finanziamento e la realizzazione degli interventi sul Colosseo - scrive l'authority -. Ciò comporta che lo sponsor si debba assumere la responsabilità del completamento dell’attività di progettazione e direzione dei lavori, il coordinamento della sicurezza, l’appalto a terzi o l’esecuzione diretta dei lavori, anche mediante imprese esecutrici dei lavori. L’Accordo, invece, prevede il mero finanziamento dell’opera, che si risolve nella semplice messa a disposizione di una somma di denaro, a fronte della possibilità di avvalersi dei diritti di sfruttamento dell’immagine del Colosseo».

Via | Corriere

martedì 10 gennaio 2012

UniCredit? Trader a caccia dello sconto sui diritti. Gli analisti alzano il prezzo

Ma i piccoli risparmiatori hanno capito qualcosa sull'aumento di capitale di UniCredit? Prima il raggruppamento dei titoli (da 1 a 10) del 27 dicembre, poi la negoziazione in Borsa dei diritti di opzione (dal 9 gennaio al 20 gennaio) per aderire all'aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro proposto dalla banca di Piazza Cordusio. Diritti che consentono di sottoscrivere due nuovi titoli ordinari al prezzo di 1,943 euro.

Resta il fatto che se il 26 dicembre un'azione UniCredit valeva 0,69, il giorno dopo (per effetto del raggruppamento) ne valeva 6,9. Mentre oggi prezza 2,3 euro al netto dei diritti. E circa 3 euro se si somma al prezzo dell'azione anche quello dei diritti (che nel frattempo è crollato da 1,3 a 0,8 euro pur includendo il rimbalzo odierno dell'80%).

In questo contesto un pool di analisti si è affrettato ad alzare proprio oggi il target price (prezzo obiettivo) del titolo con previsioni dai 4 euro in su.

Insomma, la confusione non manca. Quanto vale UniCredit?


Vito Lops

mercoledì 4 gennaio 2012

A Cortina con super auto in 42 dichiarano 30mila euro, Lo comunica l'Agenzia delle Entrate del Veneto.

 

ROMA - Controllate a Cortina le dichiarazioni dei proprietari di 251 auto di lusso di grossa cilindrata: su 133 intestate a persone fisiche, "42 appartengono a cittadini che fanno fatica a 'sbarcare il lunario', avendo dichiarato 30.000 euro lordi di reddito". Lo comunica l'Agenzia delle Entrate del Veneto.

Giorgio Stracquadanio: "Equitalia è il Pizzo di Stato"; Beppe Grillo risponde agli attacchi: "I politici hanno sempre ragione, come Mussolini"

Roma, 3 gennaio 2012 - "Equitalia e Agenzia delle Entrate hanno messo sul lastrico migliaia di imprese con atti di tipo estorsivo. A Palermo lo chiamano pizzo, questo invece si chiama pizzo di Stato". Lo afferma Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl, in un’intervista alla Zanzara su Radio24.

Giorgio Stracquadanio

A chi fa notare che Equitalia non è un’associazione criminale, Stracquadanio aggiunge: “Beh, anche a Palermo quelli del pizzo recuperano un sacco di soldi. Il metodo è lo stesso, un metodo estorsivo. Funziona così: contestano a un’azienda un’evasione, facciamo un esempio, di 100 milioni di euro ma il cittadino dice di aver fatto tutto regolarmente; a quel punto con i poteri che ha il Fisco ti blocca mezzi per 100 milioni e poi ti dice ‘dammi 15 e la finiamo qui’. Come si chiama questa? Estorsione. E a Palermo invece pizzo’’.

"Oggi - dice ancora Stracquadanio - ci sono leggi che sono contro le regole dello stato di diritto: bisogna riportare le cose alla normalità, con l’inversione dell’onere della prova. Ora siamo noi a dover dimostrare di non aver evaso il fisco, bisogna per prima cosa cambiare questa regola. Purtroppo la Lega e Tremonti sono accaniti sostenitori di Equitalia, e restano i principali responsabili della caduta di Berlusconi".

QUERELLE EQUITALIA, GRILLO REPLICA - "Se Mussolini aveva sempre ragione, i politici ne hanno ancora di più”. Beppe Grillo non incassa in silenzio le critiche e repinge la logica del “senza se e senza ma” che richiama per dire che “la condanna politica bipartisan non ammette contraddittorio. Non è mai dubitativa, nè interrogativa. Senza se e senza ma è una trincea verbale, la nuova linea del Piave”.

Non viene citata la querelle Equitalia, ma è chiaro il senso del post in cui li comico blogger dice: “Provate a discutere di fronte a un’affermazione di un Capezzolone o di una Serradechè corredata da senza se e senza ma finale. Impossibile. Siete già colpevoli di insurrezione armata senza se e senza ma. Il pensiero dei senza se e senza ma non prevede, come ovvio, alcun se e alcun ma. E’ un pensiero unico che dà il meglio di s quando è accompagnato dall’indignazione. Un neurone solitario che ha bisogno di conforto”.  Oggi sull'argomento è intervenuto anche Pierluigi Bersani: "Non darò mai ragione a Grillo", ha detto il leader del Pd.

Via | QN

giovedì 29 dicembre 2011

Il pericoloso gioco delle ombre. Salvate l’Europa, per favore!!

What do you see? - Sherlock: Everything. That is my curse. Cosa vedi? – Sherlock: Tutto. E’ la mia maledizione.
Who are you? - Sherlock: Concerned Citizens.
Chi siete? – Sherlock: Cittadini che vogliono essere coinvolti.

Sherlock Holmes 2, Gioco di ombre.

Ernst_Europe_after_the_Rain_1940-42_crisi_del_debito Voi sapete che in questo momento i 17 Paesi dell’euro più altri Paesi (non il Regno Unito) dell’Unione Europea hanno deciso dopo il vertice di Marsiglia del 9 dicembre di aggiungere al trattato un Patto Fiscale (Fiscal Compact)? Penso di sì anche se la stampa non è che se ne stia occupando molto in questi giorni di feste.

Sapete anche cosa comporterà nei dettagli? Certamente no perché nulla circola. Qualcosa trovate sul sito del Consiglio Europeo. Ma non tutto.
Per esempio non trovate qualcosa che apparentemente ci sarà, la regoletta che ogni Paese che abbia un rapporto debito pubblico su PIL superiore al 60% (come l’Italia) dovrà impegnarsi a ridurlo ogni anno per 1/20 della distanza dal valore di riferimento. Per capirci: siamo oggi al 120%, del 60% superiore al valore di riferimento del 60%? Bene (mica tanto), ogni anno dovremo ridurlo del 60/20= 3 % ogni anno. Cioè ogni anno ci dobbiamo impegnare a ridurre di circa 40-50 miliardi il nostro debito (di più se siamo in recessione, con il PIL che cade).

Per capirci ancora meglio, la cosa sarebbe addirittura più dura di quel pareggio di bilancio che con il nostro appello a Monti abbiamo cercato di scongiurare. 3% di PIL di debito in meno ogni anno non è nemmeno pensabile poterlo fare con sole manovre di austerità rigoriste, anche se queste saranno – dopo l’approvazione di questa regola – addirittura più dure di quanto non lo sarebbero state con il solo obiettivo del bilancio di pareggio. Di fatto saranno un modo per obbligare i prossimi governi (e questo) a vendere i gioielli di famiglia, privatizzare il privatizzabile, da aziende strategiche a servizi pubblici locali a patrimonio pubblico. Nel momento peggiore per vendere, quando l’economia non tira. A casaccio, sotto la spinta dell’emergenza.

Insomma, questo patto fiscale è una rivoluzione vera e propria, se dovesse essere approvato con questi contenuti. Molti di noi, io per primo, sarebbero contrari perché aggrava la recessione e ci spinge a privatizzare non perché ci abbiamo ragionato sopra ma perché obbligati dalla fretta, come avvenne nei primi anni 90, una mossa rivelatasi col senno di poi disastrosa, visto che non solo non ha portato grande crescita, ma ha anche impedito di fare quello che più conta per i consumatori, le liberalizzazioni del settore (settori che, una volta privatizzati, erano in mano a privati che non ebbero nessuna intenzione di avallare liberalizzazioni che, introducendo maggiore concorrenza e minori profitti, le avrebbero danneggiate. E così è andata). Molti di noi dunque vorrebbero esprimere un parere su di ciò, come giusto che sia in ogni democrazia.

Ed in effetti, come è corretto, pare (l’ho saputo da una fonte, mica perché è informazione pubblica) che i governi nazionali possono esprimere il proprio parere al riguardo presentando degli emendamenti. Ottimo, direte. Certo.

C’è un problema. Piccolo piccolo. La scadenza per consegnare gli emendamenti, mi dice sempre la mia fonte, è questo 29 dicembre, tra 3 giorni. Nessuno lo sapeva, vero? Già. La stampa o non lo sapeva o come a volte accade, non si rende conto dell’importanza della cosa. Oppure, lo sa bene, ma preferisce commentare a posteriori, quando è troppo tardi. Comunque sia è difficile essere come lo Sherlock Holmes del film, capaci di vedere tutto. Ma Dio sa se ce n’è bisogno. Ma torniamo a noi: che si può dire in 3 giorni nel dibattito per aiutare il nostro Governo a decidere per bene quali emendamenti meglio rappresentano i nostri interessi nazionali? Poco. Ma c’è di peggio.

La mia fonte mi ha detto un’ultima cosa. Che al Ministero dell’Economia, dove stanno studiando gli emendamenti da proporre, gira la voce che non se ne debba assolutamente parlare con l’esterno. L’esterno. Cioè noi. Noi cittadini.

Badate bene, non è questione se c’è o se non c’è la regola devastante del ventesimo ogni anno di debito PIL da ridurre. Anche se non ci fosse qui siamo alle prese con un problema non indifferente di democrazia. Certo se ci fosse anche la clausola del ventesimo di debito e noi non ne sapessimo nulla potremmo certamente parlare di un gravissimo errore di questo Governo, se di errore involontario si tratta. Altrimenti di vero e proprio aggiramento del Parlamento.

Avete 3 giorni per manifestare e per richiedere di conoscere quali emendamenti il nostro Governo presenterà riguardo alla proposta di nuovo Trattato dell’Unione. Trovate voi i mezzi, io faccio fatica a fare appelli ogni 3 giorni. Ma il momento è cruciale e se di Europa trattasi deve trattarsi di una Europa dei popoli e democratica e non di stanze chiuse e piene d’ombra anche se illuminate. Altrimenti addio Europa.

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