venerdì 6 gennaio 2012

Maria Bianchi è qui con me!

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giovedì 5 gennaio 2012

RD. Congo: La comunità internazionale benedice Kabila e aspetta i dividendi

Nessun capo di stato africano tranne Mugabe alla cerimonia d'insediamento. Ma la sua presidenza garantisce gli interessi occidentali

Il 16 dicembre scorso la Corte Suprema di Giustizia ha emesso il verdetto sulle recenti elezioni presidenziali a seguito del ricorso fatto dal candidato indipendente del Sud Kivu, Vital Kamerhe. L'esito delle urne é considerato valido e la vittoria dell'uscente Presidente Joseph Kabila legittima.

Il tentativo di Étienne Tshisekedi di creare un fronte unito dell'opposizione per contrastare le frodi elettorali tramite la creazione di un Governo parallelo, dove Kamerhe risultava Primo Ministro, si é infranto e Tshisekedi ha preferito non aderire al ricorso e appellarsi direttamente ad una mediazione africana.


La strategia di creare una situazione simile al Kenya e allo Zimbabwe é stata distrutta dalla tempestiva mossa del rieletto Joseph Kabila che ha immediatamente allestito la cerimonia dell'investitura alla Presidenza che, normalmente, nei Paesi africani avviene dopo un mese dalla proclamazione dei risultati ufficiali. Joseph Kabila, attraverso la CENI, la Corte Suprema e la rapida investitura a Presidente ha trasformato la sua dubbia vittoria in un dato di fatto.


Il patetico tentativo di Tshisekedi di celebrare a sua volta l'investitura alla Presidenza presso lo stadio di Kinshasa é stato contrastato dalla nutrita presenza della Guardia Presidenzialie, l'unico reparto efficace dell'esercito congolese. Tshisekedi é stato costretto a fare la cerimonia presso la sua residenza, cosa che é apparsa come una farsa agli occhi della popolazione.


Il rischio della ripresa del conflitto é stato allontanato e la possibilità di una ripresa delle manifestazioni in piazza è minima. La maggior parte della popolazione preferisce estraniarsi dal partecipare alla battaglia politica, consapevole che la propria priorità é quella di "portare da mangiare alla famiglia".
La comunità internazionale sembra aver deciso di non andare oltre alla denuncia di frodi elettorali, accettando l'investitura alla Presidenza di Kabila, stando attenta a non compromettersi troppo.


Alla cerimonia di investitura di Kabila l'unico Presidente africano presente è stato Robert Mugabe, dello Zimbabwe. Denis Sassou Nguesso, Presidente del Congo Brazzaville, Paul Kagame del Rwanda, Yoweri Museveni dell' Uganda e Eduardo Dos Santos dell'Angola erano assenti. Sud Africa e Burundi hanno inviato dei Ministri di secondo ordine. Nessun diplomatico occidentale ha presenziato alla cerimonia.


L'atteggiamento della comunità internazionale potrebbe essere interpretato come un'indicazione che si preferisce il proseguimento, anche se dubbia la legittimità della rielezione, del Governo Kabila piuttosto che affrontare pericolosi cambiamenti con Governi potenzialmente ostili. Il secondo mandato di Joseph Kabila molto facilmente assicurerà la continuazione del saccheggio delle risorse naturali da parte delle potenze internazionali e regionali, il saccheggio dei fondi pubblici da parte della famiglia Kabila e del suo entourage, portando al punto di non ritorno l'attuale regime che é diventato a tutti gli effetti 'piú Mobutista di http://en.wikipedia.org/wiki/Mobutu...Mobutu', superando il Re dello Zaire in corruzione, cupidigia, svendita dello Stato, rinuncia della sovranità nazionale. 


Kabila tenterà di portare a termine le grandi opere nazionali (infrastrutture, sanità, educazione, sistema idrico, elettricità, edilizia popolare ed occupazione), iniziate in pompa magna nel 2006 e naufragate in un mare di corruzione e sprechi di fondi pubblici.


Il tasso di crescita economica, dopo il gran boom del 2010 (dove si passò dal misero 2,8% del 2009 al record del 7,2%) é diminuito al 6,5% nel 2011 e nel 2012 la crescita economica continuerà a diminuire attestandosi al 6%.


Previsioni economiche, queste, in netto contrasto con le proiezioni di crescita della produzione di materie prime come il rame, il cobalto, lo zinco, l'oro e la prospettiva di iniziare l'estrazione dei grandi giacimenti di petrolio nel Lago Alberto e nella Cuvette Centrale, e di gas naturale nel Lago Kivu. Le proiezioni di crescita di produzione di minerali e idrocarburi favoriranno le multinazionali straniere, i Paesi confinanti (in prima linea Uganda e Rwanda) e i politici fedeli a Kabila che aumenteranno a dismisura le loro ricchezze personali. L'unico escluso sarà il Paese, ormai fantasma che sembra rimanere unito artificialmente per volontà esplicita di Stati Uniti, Francia, Inghilterra.


Abbandonata la guerra fredda tra anglofonia e francofonia per il controllo delle risorse naturali in Africa, Europa e Stati Uniti sembrano ora avere delle convergenze di interessi che li spingono a formare un blocco anti-Cinese. Il Congo di Kabila sta assicurando gli interessi Occidentali e delle potenze regionali, il Presidente, per non avere problemi dalla comunità internazionale, dovrà solo fare attenzione a non spingere troppo nell'apertura alla Cina, che nel 2007 aveva tentato una penetrazione di massa ai danni delle multinazionali Occidentali attraverso il piano "miniere in cambio di infrastrutture", mettendo a disposizione un finanziamento di 6 miliardi di dollari Americani. Sotto pressione indiretta di Europa, USA e Banca Mondiale -utilizzando la ribellione del Generale Laurent Nkunda scoppiata all'est del Paese- Kabila rivide il contratto nel 2009.


Questo equilibrio di interessi internazionali e regionali si basa sul principio di legalizzare la rapina delle materie prime dove la classe dirigente prende la sua parte. Di fatto il degrado, la perdita di sovranità nazionale e della sovranità finanziaria -in Congo ormai si usa il Dollaro americano come in Liberia-, il declino economico, la corruzione amministrativa e l'assenza di un esercito sono ingredienti esplosivi. Il Paese, invece di rafforzare l'unitá nazionale, corre il rischio di intraprendere un processo irreversibile di balcanizzazione. I Governatori delle varie Provincie si stanno già comportando come dei piccoli Presidenti. L'applicazione molto parziale delle leggi del Governo Centrale, e la fedeltà al Presidente Kabila sono solo di facciata. Le ricche Provincie del Katanga e del Bas-Congo sono in un latente stato di ribellione. I loro Governatori stanno facendo forti pressioni a Kinshasa affinché rispetti la clausola costituzionale introdotta nel 2005 e mai applicata, che prevede la gestione locale del 40% delle tasse governative provenienti dalle attività minerarie e petrolifere.


Le forze centrifughe interne attualmente esistenti non stanno rafforzando l'unità del Paese. Se a queste ci si aggiungono i Paesi confinanti che hanno esigenze di espandere gli attuali confini della Conferenza di Berlino per ragioni economiche o di crescita esponenziale della popolazione (primi tra tutti Angola, Uganda e Rwanda), senza la riorganizzazione dell'amministrazione, dello Stato di Diritto e dell'esercito, la balcanizzazione del Paese potrebbe essere solo questione di tempo.

Via | Indro
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mercoledì 4 gennaio 2012

A Cortina con super auto in 42 dichiarano 30mila euro, Lo comunica l'Agenzia delle Entrate del Veneto.

 

ROMA - Controllate a Cortina le dichiarazioni dei proprietari di 251 auto di lusso di grossa cilindrata: su 133 intestate a persone fisiche, "42 appartengono a cittadini che fanno fatica a 'sbarcare il lunario', avendo dichiarato 30.000 euro lordi di reddito". Lo comunica l'Agenzia delle Entrate del Veneto.

Razzismo di Stato: Stangata fiscale per gli immigrati, per il permesso di soggiorno Costi da 80 a 200 euro per restare in Italia

Si tratta di soldi che si vanno ad aggiungere a quanto gli stranieri già pagano per i costi amministrativi della pratica di permesso di soggiorno. Non è frutto della manovra del governo Monti, ma un lascito dell'ex ministro dell'Economia Tremonti e dell'ex dell'Interno, Maroni. I soldi così incassati dallo Stato andranno in parte a rimpinguare il Fondo rimpatri di VLADIMIRO POLCHI

ROMA - Arriva la stangata sui migranti: una tassa che va dagli 80 ai 200 euro per chi chieda il rilascio o l'ennesimo rinnovo del permesso di soggiorno. Soldi, sia ben chiaro, che vanno ad aggiungersi a quanto gli stranieri residenti in Italia già versano per i costi amministrativi della pratica. Il "regalo" del 2012, contenuto nella Gazzetta ufficiale del 31 dicembre scorso, non è del governo Monti, ma è un lascito che porta la firma di due ex ministri: Giulio Tremonti e Roberto Maroni.
La tassa sul migrante. Il "Contributo per il rilascio e il rinnovo del permesso  di  soggiorno" lo si deve al decreto del 6 ottobre 2011 dell'allora ministro dell'Economia di concerto con il responsabile del Viminale, pubblicato nella Gazzetta ufficiale di fine anno 1. La tassa varia a seconda del tipo di permesso richiesto: "La misura del contributo per il rilascio e rinnovo  del permesso di soggiorno a carico dello straniero di età superiore  ad anni diciotto è determinata come segue:

a)
Euro 80,00 per i permessi di soggiorno di durata superiore  a tre mesi e inferiore o pari a un anno;

b)
Euro 100,00 per i permessi di soggiorno di durata superiore a un anno e inferiore o pari a due anni;

c)
Euro 200,00 per il rilascio del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo". La nuova tassa scatterà il 30 gennaio prossimo e non si applicherà ai richiedenti asilo.
Il Fondo rimpatri. I soldi così incassati dallo Stato andranno in parte a rimpinguare il Fondo rimpatri, "finalizzato a finanziare  le  spese connesse  al  rimpatrio  dei  cittadini  stranieri  rintracciati  in posizione irregolare sul  territorio  nazionale  verso  il  Paese  di origine", in parte andranno al ministero dell'Interno per finanziare le attività di "ordine pubblico e sicurezza" del dipartimento della Pubblica sicurezza e le attività di accoglienza di competenza del Dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione.


Via | la Repubblica

IMMIGRAZIONE RAZZISTA: Tassa sul permesso di soggiorno, dietrofront Sì del Pd, ira della Lega: "E' una vergogna"

L'annuncio arriva dai ministri Cancellieri e Riccardi: "Sarà riconsiderato il contributo chiesto agli stranieri per il rilascio del permesso. Bisogna valutare se è compatibile con il reddito del lavoratore e con la composizione del suo nucleo familiare". Nei giorni scorsi un ampio schieramento, dalla Cgil alla Cei, si era mobilitato per l'abolizione. Ma ora la Lega insorge. Maroni: "Attacco ai padani"

ROMA - C'è la crisi economica, va dunque ripensato il contributo chiesto agli stranieri per il rilascio del permesso di soggiorno. L'annuncio, oggi, è arrivato dai ministri dell'Interno, Anna Maria Cancellieri e della Cooperazione, Andrea Riccardi. Consenso dal Pd, che anzi chiede la totale abolizione della tassa. La Lega, però, minaccia battaglia contro l'iniziativa del governo: "Vigileremo, il contributo deve restare così com'è".

La nuova norma, apparsa sulla Gazzetta ufficiale del 31 dicembre, impone agli immigrati un contributo variabile tra gli 80 e i 200 euro che vanno ad aggiungersi ai costi amministrativi della pratica. Nei giorni scorsi c'è stata un'ampia mobilitazione - dalla Cei alla Cgil - contro la stangata. E oggi il Viminale spiega: i ministri Cancellieri e Riccardi "hanno deciso di avviare un'approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre 2011 che entrerà in vigore a fine gennaio". In particolare, aggiungono i ministri, "in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c'è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare".

Sul ripensamento del governo interviene però, con un altolà, il Carroccio.  "E' davvero incredibile, per non dire vergognoso, vedere che autorevoli ministri del governo, dopo aver taciuto di fronte alle pesanti misure adottate dall'esecutivo, che vanno a colpire i nostri pensionati e i nostri lavoratori che fanno fatica ad arrivare a fine mese, adesso si spendano in prima persona e prendano posizione contro la tassa sul permesso di soggiorno per gli immigrati. Scatenato anche l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni: "Dico alla ministra Cancellieri di non azzardarsi a farlo, sarebbe un atto di vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani, un attacco ai diritti di chi lavora e paga la crisi che la Lega non può accettare". Sul fronte opposto il Partito democratico, con Livia Turco, responsabile del forum immigrazione: "Così come avevamo detto durante la nostra battaglia parlamentare si tratta di una tassa odiosa, frutto di una mania di persecuzione nei confronti degli immigrati". La Turco, poi, annuncia di voler avviare un'iniziativa per abolire integralmente la tassa introdotta dall'allora ministro dell'Interno, Roberto Maroni.

Via | Repubblica.it

Giorgio Stracquadanio: "Equitalia è il Pizzo di Stato"; Beppe Grillo risponde agli attacchi: "I politici hanno sempre ragione, come Mussolini"

Roma, 3 gennaio 2012 - "Equitalia e Agenzia delle Entrate hanno messo sul lastrico migliaia di imprese con atti di tipo estorsivo. A Palermo lo chiamano pizzo, questo invece si chiama pizzo di Stato". Lo afferma Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl, in un’intervista alla Zanzara su Radio24.

Giorgio Stracquadanio

A chi fa notare che Equitalia non è un’associazione criminale, Stracquadanio aggiunge: “Beh, anche a Palermo quelli del pizzo recuperano un sacco di soldi. Il metodo è lo stesso, un metodo estorsivo. Funziona così: contestano a un’azienda un’evasione, facciamo un esempio, di 100 milioni di euro ma il cittadino dice di aver fatto tutto regolarmente; a quel punto con i poteri che ha il Fisco ti blocca mezzi per 100 milioni e poi ti dice ‘dammi 15 e la finiamo qui’. Come si chiama questa? Estorsione. E a Palermo invece pizzo’’.

"Oggi - dice ancora Stracquadanio - ci sono leggi che sono contro le regole dello stato di diritto: bisogna riportare le cose alla normalità, con l’inversione dell’onere della prova. Ora siamo noi a dover dimostrare di non aver evaso il fisco, bisogna per prima cosa cambiare questa regola. Purtroppo la Lega e Tremonti sono accaniti sostenitori di Equitalia, e restano i principali responsabili della caduta di Berlusconi".

QUERELLE EQUITALIA, GRILLO REPLICA - "Se Mussolini aveva sempre ragione, i politici ne hanno ancora di più”. Beppe Grillo non incassa in silenzio le critiche e repinge la logica del “senza se e senza ma” che richiama per dire che “la condanna politica bipartisan non ammette contraddittorio. Non è mai dubitativa, nè interrogativa. Senza se e senza ma è una trincea verbale, la nuova linea del Piave”.

Non viene citata la querelle Equitalia, ma è chiaro il senso del post in cui li comico blogger dice: “Provate a discutere di fronte a un’affermazione di un Capezzolone o di una Serradechè corredata da senza se e senza ma finale. Impossibile. Siete già colpevoli di insurrezione armata senza se e senza ma. Il pensiero dei senza se e senza ma non prevede, come ovvio, alcun se e alcun ma. E’ un pensiero unico che dà il meglio di s quando è accompagnato dall’indignazione. Un neurone solitario che ha bisogno di conforto”.  Oggi sull'argomento è intervenuto anche Pierluigi Bersani: "Non darò mai ragione a Grillo", ha detto il leader del Pd.

Via | QN

Gli addii intossicano. Ma intossicano di più le presenze assenti. M. Bisotti